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I costi minimi «finiscono» in Tribunale

22 aprile 2011

«18 marzo 2011». Mario ci pensa un po’ e poi si vergogna con se stesso: «ma com’è? Non ricordo la data di quando mi sono sposato, ma questa sono sicuro di non dimenticarla più». Cosa sarà mai accaduto in quella antivigilia della primavera? Un fatto clamoroso: Mario, una volta tanto, ha vinto contro un committente. A dargli ragione come presidente di un consorzio di autotrasporto è stato il Tribunale di Trieste. E che ragione! Ha «emesso» - come dicono i fidati avvocati di Mario – un decreto ingiuntivo con cui condannano «l’altro»a pagargli più di 126 mila euro. Il perché è presto detto: tale somma è la differenza tra quanto già pagato dal cliente e quanto indicato in più nei cosiddetti costi minimi di sicurezza. «Ma non è – si chiede Mario - quanto accadeva con le vecchie tariffe a forcella?». «Soltanto in parte…» replicano i legali. Volete sapere perché? E soprattutto su quali basi il Tribunale ha restituito il «maltolto» al consorzio di Mario? Non vi resta che leggere il commento del nostro avvocato, avendo comunque chiaro che ogni riferimento a fatti e persone è, mai come in questo caso, assolutamente reale. Eh… già, le tariffe sono ancora qua

 

Il decreto ingiuntivo n. 323/2011 emesso, per 126.750,02 euro, dal Tribunale di Trieste il 18 marzo 2011 su ricorso di un consorzio di autotrasporto, in espletamento del mandato conferito ai legali dello Studio Zunarelli, costituisce la prima pronuncia giurisprudenziale in materia. E, quale primo precedente che fa applicazione del procedimento previsto dall’art. 83 bis del d.l. 112/08, è destinato ad aprire interessanti scenari nel mondo dell’autotrasporto, avendo il merito di aver fatto convergere – finalmente – la (astratta) realtà normativa della liberalizzazione regolata con quella (concreta) della corsa al ribasso dei prezzi nel mondo dell’autotrasporto.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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