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Come si garantisce la qualità dell’adblue? Ecco la risposta della tedesca BASF

29 giugno 2015

Impianti integrati, cisterne lavate e sigillate, contenitori dedicati: la più grande azienda chimica al mondo, che quest’anno festeggia i suoi 150 anninon soltanto produce un AdBlue di qualità, ma ricorre a rigorose procedure per conservarne e garantirne la purezza

L’AdBlue è una cosa seria. Qualche mese fa abbiamo organizzato una prova presso un’azienda che aveva appena acquistato 10 veicoli nuovi. Parlando con gli autisti troppo spesso ci era capitato che ci dicessero di una sorta di richiamo avuto dalla casa madre (nella fattispecie Renault Trucks) per controllare la centralina dell’SCR. Poi, andando a indagare alla fonte, vale a dire direttamente in officina, abbiamo appurato che a bloccare il funzionamento della centralina e quindi a rendere necessaria un’assistenza era stato l’uso di AdBlue di scarsa qualità.

Cosa vuol dire di «scarsa qualità»? Per rispondere a questa domanda, già in passato vi abbiamo spiegato che sul mercato esistono tendenzialmente due tipologie di prodotto: uno realizzato per dissoluzione e l’altro di sintesi. Due prodotti validi, anche se chi si affida al primo in qualche caso (per fortuna più raro rispetto al passato) può correre il rischio di incappare in prodotti scadenti, contaminati e inquinati da agenti esterni. E lì capita quanto accaduto all’azienda del nostro test.

Ecco perché, malgrado i costi leggermente più alti (qualche centesimo al litro e quindi in definitiva tra i 50 e i 100 euro in più a camion ogni anno), l’AdBlue di sintesi offre sempre e comunque garanzie di qualità. Una multinazionale norvegese ha aperto anche in Italia un sito in cui produce questo tipo di prodotto. Ma sul mercato italiano esistono anche altri distributori di AdBlue di sintesi. In particolare, la Resnova di Brescia importa e commercializza in Italia l’AdBlue realizzato dalla più grande industria chimica del mondo, la tedesca BASF. Più precisamente l’AdBlue by BASF è prodotto da impianti esclusivi e completamente integrati e proprio per questo ha conquistato la fiducia delle principali case produttrici di veicoli industriali (ma anche di vetture e di macchine agricole e movimento terra) che lo hanno scelto come prodotto ufficiale e autorizzato.

A favorire tale conquista di fiducia, oltre al blasone del marchio, c’è anche il procedimento utilizzato nella distribuzione del prodotto e basato su alcuni fondamentali pilastri. Il primo è costruito tramite il ricorso a materiali e contenitori dedicati, trattati e controllati con rigorose procedure. L’AdBlue by BASF, infatti, viene prelevato dagli stabilimenti di produzione con cisterne in acciaio inox e trasportato o direttamente presso il cliente finale oppure nei depositi intermedi, nei quali – sempre con la massima sicurezza – si provvede a infustarlo nelle confezioni utilizzate per la commercializzazione al consumatore finale. Le cisterne impegnate nel trasporto primario vengono sigillate direttamente dal produttore, dopo accurato lavaggio e scrupolosa analisi delle bocche di carico e di scarico. Anche perché se tali cisterne ritornano al carico senza avere la bocca di carico sigillata, si provvede a un ulteriore lavaggio e a ulteriori analisi.

Stesso trattamento esclusivo vale per i contenitori utilizzati nei centri intermedi di infustamento e per le motrici per la consegna dello sfuso, trattate da personale specializzato che opera nel rispetto di un puntuale manuale operativo.

Ma non basta. Perché BASF ha anche messo a punto un sistema qualitativo, basato su dettagliate guide operative che supportano ogni attività connessa con la distribuzione dell’AdBlue. Così, i singoli lotti di produzione sono analizzati prima di essere distribuiti. Addirittura gli IBC da 1.000 litri, i fusti da 200 litri, i canestri da 10 litri, così come tutti gli altri formati, recano impresso il lotto di produzione e, nel caso di IBC e fusti, anche speciali etichette numerate antifalsificazione e sigilli numerati. Infine, nel caso di consegna di prodotto sfuso al cliente viene consegnato il certificato di analisi chimica puntuale del prodotto stesso. Insomma, è praticamente impossibile che la minima partita, per non dire la minima goccia di AdBlue possa essere contaminata o perdere la sua purezza. E per tutto questo i moderni e sofisticati motori euro 6 ringraziano…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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