UFFICIO TRAFFICO

Tornano a crescere incidenti e morti con camion coinvolti. Uggè: "Perché non ci sono più i costi minimi"

16 ottobre 2015

Nei primi nove mesi del 2015 il numero di incidenti che vede coinvolti mezzi pesanti è aumentato rispetto allo stesso periodo del 2014, causando più morti e più feriti. Per la precisione, dicono i dati diffusi dalla Commissione per la sicurezza stradale nel settore dell’autotrasporto, ci sono stati 17 incidenti in più (11,2%), 14 vittime in più (8,1%) e 8 feriti in più (7,9%). In termini assoluti, si è passati dai 152 incidenti, 173 morti e 101 feriti registrati da gennaio a settembre 2014, ai 169 incidenti mortali, 187 vittime e 109 feriti nello stesso periodo di quest’anno. E questi 187 decessi in ben 29 casi hanno interessato autisti di camion, anche qui con un incremento dell’11% rispetto all’anno prima.
La cosa è preoccupante perché si veniva da una lunga striscia positiva di costanti miglioramenti, che negli ultimi anni aveva trovato spinta anche nella diminuzione del traffico, che di certo condiziona il numero degli incidenti. E allora, perché nel 2015 si registra questa inversione di rotta?

Un ruolo essenziale – risponde il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè – lo ha avuto “il sostanziale abbandono dei costi minimi della sicurezza, quegli stessi costi che una legge del Parlamento italiano ha espressamente voluto ma che migliaia di committenti hanno boicottato, pensando esclusivamente a pagare il prezzo più basso possibile”. Anzi, Uggè sottolinea proprio come le conquiste degli scorsi anni erano state ottenute “proprio dopo l’emanazione della legge sui costi minimi”.

Mastica amaro il presidente di Conftrasporto, rimugina sul fatto che soltanto “regole chiare e controlli puntuali su strade e autostrade possono ridurre morti e feriti in incidenti”. Prova ne sia che quando le regole chiare espresse dai costi minimi – ribadisce Uggè – “indispensabili  per garantire che sia fatta un’adeguata manutenzione dei Tir e che al volante ci siano dei professionisti e non dei poveracci sottopagati e costretti a guidare per 12 ore di fila, sono state inspiegabilmente ignorate dalla committenza” e quando i controlli non possono essere più assicurati dalle scarsissime pattuglie presenti sulle strade, c’è stata l’inversione di rotta”. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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