UFFICIO TRAFFICO

È scomparso Fabio Montanaro, la voce del trasporto che diede voce ai trasportatori

11 gennaio 2016

Si è spento un po’ all’improvviso Fabio Montanaro, giornalista di 71 anni specializzato nell’autotrasporto, uno dei primi a riuscire a coniugare nel settore più supporti di comunicazione, anticipando quella tendenza divenuta poi imperante nei giorni attuali. Perché Fabio Montanaro alternava con disinvoltura la pagina cartacea all’onda sonora, le pubblicazioni scritte alle rubriche radiofoniche. È stato direttore di HP Trasporti, con il quale iniziò a collaborare fin da giovane, e poi di TIR la rivista ufficiale dell’Albo nazionale degli Autotrasportatori. Ma è sulla radio che Fabio diede un valore aggiunto, trovando toni e tempi giusti per portare fin dentro le cabine dei camion quella voce calda e suadente, in grado di diffondere notizie e di raccontare storie. Quando infatti la Rai negli anni Ottanta diede spazio al trasporto merci in un palinsesto radiofonico, Montanaro puntò dritto all’ultimo anello della catena logistica, all’uomo sulla strada, proprio rendendosi conto che la voce era lo strumento migliore per accrescere le sue conoscenze, ma anche per fargli compagnia. Con questi intenti nacque Onda Verde Camionisti su Radio 1, divenuto poi Mondo Camion e quindi Uomini e Camion, andata in onda per vent’anni fino all’aprile 2014. Anche se l’eloquio migliore, Montanaro, lo sfoggiò forse in Radio Tir, una trasmissione estrema, notturna, in cui per la prima volta la voce del trasportatore veniva amplificata e riusciva ad arrivare a un pubblico esterno al settore. Perché il successo maggiore di quella trasmissione fu proprio quello di scoprire che le opinioni e i racconti dei camionisti non interessavano soltanto ai camionisti, ma destavano curiosità anche presso i non addetti ai lavori che non a caso seguivano numerosi e con costanza la trasmissione.

Ma alla voce e all’orecchio Fabio Montanaro era stato allevato. Figlio di un musicista, coltivava una grandissima passione e curiosità per le sette note. E anche le sue parole avevano della musica i tempi, gli abbellimenti, le pause.
Ricordo una delle ultime volte che ho incrociato Fabio Montanaro, in viaggio sullo stesso aereo. Lui era seduto nella fila davanti alla mia. Ma in realtà, seduto stette ben poco: pochi secondi dopo il decollo, anche a costo di subire i rimbrotti della hostess, si staccò la cintura e si mise in ginocchio sul sedile girandosi all’indietro, verso di me, parlando fin quasi all’atterraggio. Perché Fabio Montanaro amava parlare, ma non per il piacere di ascoltarsi, quanto di farsi ascoltare. Lo si deduceva da quella sapiente maestria che aveva di modificare registro e cifra della conversazione in base all’interlocutore. L’unico ingrediente con cui condiva costantemente le parole era il gusto del sorriso, della battuta, dell’aneddoto gustoso.
Ecco, un sorriso caldo lanciato guardandosi alle spalle: non c’è immagine migliore come estremo saluto. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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