LEGGI E POLITICA

Bagnoli : «Gli aumenti dei pedaggi autostradali (irrispettosi delle leggi) vanno denunciati alla Magistratura»

16 febbraio 2016

Parliamo di pedaggi autostradali. Di quelli che ogni anno, puntuali come un debito, subiscono un aumento. Così tanto puntuali che qualcuno comincia a dubitare della loro legittimità. Il termine – “legittimità” – è pesante e a usarlo più o meno direttamente è Massimo Bagnoli, presidente di Fiap, che in una lettera aperta si chiede senza mezzi termini se abbiano effettivamente fondamento legale, perché in casa contrario l'unica strada da percorrere, piuttosto che avventurarsi nel confrotno politico, è quelle delle aule della Magistratura.

Ma cerchiamo di capire dove nascono i dubbi del presidente Fiap. Guardando al passato – scrive – «a mescolare le carte ci aveva pensato il governo Prodi con la deliberazione 39/2007 dove, per gli adeguamenti dei pedaggi, si dovevano fare calcoli lunari tipo: AT=AP-X-K, dove AT era la variazione percentuale annua della tariffa, AP il tasso di inflazione programmato, X era un parametro ottenibile con la declinazione dell’art. 2.6 della deliberazione stessa e K nemmeno ve lo dico perché credo che non lo abbia capito nemmeno chi lo ha scritto». Insomma, un calcolo così complicato che suonava come una sorta di «presa per i fondelli». Poi, nella legislatura successiva è cambiato qualcosa – continua il presidente Fiap – «per rendere applicabile un concetto di adeguamento equo dei pedaggi autostradali semplificando, non di poco, la metodologia di calcolo». In che modo? Tramite una nuova disciplina delle tariffe autostradali che ha introdotto un meccanismo di adeguamento tariffario che «lega la variazione dei pedaggi per una parte legata all’inflazione effettiva dell’anno precedente considerandone il 70% e per un’altra parte tendente alla remunerazione degli investimenti. Ma qui – denuncia Bagnoli - «cade il buio più profondo».

La ragione di questo buio secondo il dirigente di Fiap è presto detta: «la mancanza dell’auspicata e anche necessaria trasparenza non ci consente di conoscere l’entità degli investimenti attesi e quindi non possiamo sapere di che percentuale si tratti». Però, aggiunge, «per quanto riguarda l’inflazione reale un’idea l’abbiamo eccome: inflazione del 2015 allo 0,0% x 70% = 0%», mentre quella nel 2014 «aveva segnato un modesto +0,2% che, calcolata al 70%, incideva sugli aumenti dello 0,14% per la parte inflattiva».

Questo è il motivo reale del contendere. Invece, Bagnoli guardando al presente ricorda che nei giorni scorsi i rappresentanti territoriali Fiap si sono incontrati con i loro omologhi marchigiani e abruzzesi di altre associazioni aderenti a Unatras per discutere del costo eccessivo dei pedaggi sulla A24 e hanno deciso di invitare gli autotrasportatori a uscire a un casello prima oppure a entrare a un casello successivo, per sollecitare la società concessionarie a sedersi a un tavolo per trovare una soluzione condivisa.

Una mossa sbagliata secondo Bagnoli, perché «per creare un mancato incasso alle autostrade ne facciamo pagare il prezzo agli autisti che si troveranno a dover fare il conto con un maggior tempo passato alla guida, a un maggior consumo di gasolio e magari anche a prendersi qualche accidente dagli incolpevoli abitanti dei centri nei quali andremmo a transitare».

Cosa fare allora? Secondo il presidente di Fiap si dovrebbe agire nella maniera  più pesante già ricordata: presentare «un esposto al Procuratore della Repubblica affinché verifichi l’eventuale mancata applicazione (o l’errata applicazione) del D.L. 98/2011 accompagnata dalla richiesta della messa a disposizione della documentazione, che ci consenta finalmente di sapere a quanto ammontano gli investimenti fatti dalla Società autostrade sui quali viene calcolata una parte, molto consistente, di aumento dei pedaggi e se il risultato finale rispetta il dettato legislativo oppure no».

Una misura estrema, ma secondo Bagnoli necessaria visto che in passato «nonostante le richieste avanzate non siamo mai riusciti ad avere i numeri veri su cui sono stati effettuati i calcoli»; il ricorso alla magistratura, quindi, diventa «l’unica arma che ci rimane per cercare di fare chiarezza».

Una provocazione? Una strada percorribile? Secondo il presidente di Fiap semplicemente un tema all’ordine del giorno sul quale confrontarsi con le altre associazioni di categoria per valutare se condividerlo fino in fondo. Come a dire, chi ci sta, chi è d'accordo con questo ragionamento, chi è convinto che quelle norme che giustificano l’aumento dei pedaggi in ragione di investimenti concreti siano state disattese, si faccia avanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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