LEGGI E POLITICA

L'autotrasporto scrive, il governo non risponde: č in crisi la rappresentanza?

29 febbraio 2016

Cosa c’è che non va nei rapporti tra governo e associazioni di categoria? Apparentemente niente. Nel senso che quando ci si incontra, si chiariscono alcune problematiche, si prendono impegni, si sciolgono quei nodi che potrebbero avere ricadute a livello sociale e poi tutti a casa. E anche nella trattativa legata alla legge di Stabilità, tutto sommato quest’anno è filato tutto in maniera molto più fluida che in passato. Il problema è un altro: il governo chiama quando ha bisogno, perché non considera la relazione con le parti sociali un momento di confronto necessario. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ne ha mai fatto mistero. E d'altra parte anche se andate a scorrere le cronache politiche pubblicate sul nostro sito negli ultimi mesi vi renderete conto che la maggior parte delle volte raccontiamo delle associazioni che scrivono e del governo che non risponde. Peggio, perché alcune volte in passato il ministro aveva affidato alcune risposte a luoghi diversi, come per esempio il Parlamento, evitando di effettuare convocazioni delle associazioni. Peggio, perché in qualche caso – come per esempio in quello relativo al protocollo siglato tra tre ministeri (Trasporti, Interno e Welfare) relativamente alle nuove modalità con effettuare i controlli all’autotrasporto - le associazioni di categoria erano rimaste completamente all'oscuro. Salvo poi lamentarsi. Con lettera, ovviamente.

Tutto questo per dire cosa? MOlto semplicemente che siamo alle solite: il governo ha previsto delle somme per sostenere il settore, ma a questo scopo sono necessari decreti attuativi. I decreti ritardano, le associazioni di categoria scalpitano e quando non ne possono più scrivono per manifestare tale malessere. È quanto accaduto in questi giorni con l’ennesima lettera di Unatras inviata stavolta (sarà un caso?) non soltanto al ministro dei Trasporti Graziano Delrio, ma anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una lettera per ricordare le questioni lasciate aperte, ma soprattutto per manifestare un disappunto netto: «Le rappresentanze dell’autotrasporto – scrive dal sito di Conftrasporto il presidente Paolo Uggènon possono essere utilizzate come “usa e getta”. Se con il loro intervento responsabile è stato possibile trovare soluzioni su particolari argomenti delicati, non è corretto lasciarle sole a fronteggiare le pressanti e giustificate richieste degli operatori che attendono i risultati che sono stati loro promessi. … Noi sappiamo bene quali e quante possano essere le ragioni del dilungarsi dei tempi. Cerchiamo di essere comprensivi. Ma a tutto c’è un limite».

Insomma, non conta tanto e soltanto il merito della questione, ma anche il metodo. Uggè, cioè, sembra invitare il governo a condividere i problemi, a dire chiaramente se si sono problemi e a trovare insieme le soluzioni.

Nella lettera di Unatras, a firma del presidente Amedeo Genedani, si premette il riconoscimento della positiva azione di governo rispetto alla legge di Stabilità, ma si «esprime una forte preoccupazione in merito alla mancanza di attenzione nei riguardi del mondo del trasporto su gomma». Unatras sottolinea come il settore dell’autotrasporto abbia accettato un piano di sacrifici «con spirito e senso di responsabilità al fine di ridisegnare il sistema del trasporto su strada agli obiettivi strategici nazionali». Invece, le successive richieste di incontro inviate al ministero, «non sono state prese in considerazione».

La lettera entra anche in questioni tecniche, lamenta la mancanza da parte della categoria di disponibilità finanziarie utili a rinnovare il parco veicolare e ricorda come, tagliando dai rimborsi delle accise i veicoli più inquinanti, lo Stato abbia ottenuto un importante risparmio che potrebbe essere utilizzato per modernizzare il trasporto su gomma. Anche perché – dice senza mezzi termini la lettera – sarà pure «importante la politica che favorisce il trasferimento sulla rotaia di parte del trasporto stradale», ma è «azzardato ipotizzare il caricamento dei veicoli e delle merci sulla ferrovia entro distanze inferiori ai 350 Km». Per la semplice ragione che in questo modo aumenterebbero i prezzi dei prodotti finali.

Infine Unatras mette il governo anche di fronte al rischio che il malcontento diffuso diventi «difficilmente gestibile» al punto da «avere risvolti destabilizzanti per l'ordine pubblico», sospinto non soltanto dalla crisi economica, ma anche da questioni aperte, come l’Ilva e il Sistri, e da un «discontinuo dialogo con il ministero dei Trasporti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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