LOGISTICA

Il dubbio di Unatras: «Ma i soldi per le spese non documentate ci sono veramente?»

2 marzo 2016

Scrive Amedeo Genedani, scrive. Anche perché, per ora, una maniera diversa di relazionarsi con il governo il raggruppamento unitario di Unatras, presieduto dal presidente di Confartigianato Trasporti, stenta a trovarla. Anche se stavolta l’ennesima missiva inviata il 26 febbraio 2016 è indirizzata ai dirigenti dei ministeri dei Trasporti e delle Entrate – per la precisione al direttore generale per il Trasporto stradale e l’Intermodalità, Enrico Finocchi, e alla direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi – per chiedere se effettivamente l’importo stanziato per le deduzione forfettarie delle spese non documentate sia effettivamente disponibile (se cioè ci sia capienza, come si dice tecnicamente) e se non sia il caso di prevedere un aggiustamento. «Nonostante la riduzione degli ambiti territoriali di riferimento – scrive Genedani – e il conseguente livellamento per difetto dell'importo più alto (comma 652, L.208/2015), i 60 milioni stanziati a tal proposito, potrebbero essere ancora insufficienti determinando la necessaria ed ulteriore riduzione degli importi spettanti».

D’altra parte, non sarebbe la prima volta che una cosa del genere accade. In molti infatti ricorderanno che già la scorsa estate sulla questione delle spese non documentate si aprì un aspro confronto con il governo, proprio perché al momento di andare a destinare le somme ci si accorse che non erano sufficienti. E siccome – si legge ancora nella lettera - «il Decreto interministeriale (MIT – MEF) Prot. 130 del 29 Aprile 2015 al suo articolo 2, comma 2, prevede che, con cadenza annuale, entro il mese di Febbraio di ognuno degli anni 2015, 2016, 2017, il ministero dei Trasporti deve provvedere, in relazione all’andamento delle diverse misure, a verificare l’efficacia della ripartizione e quindi proporre eventuali modifiche ed aggiustamenti», ecco che Unatras stavolta intende evitare brutte sorprese dell’ultima ora. Anche perché prevenirle, è sempre meglio che curarle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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