FINANZA E MERCATO

Patentini ADR: tutti in Slovenia. Ma è regolare?

26 marzo 2016

Fino a qualche tempo fa la migrazione partiva soprattutto dal Nord-Est. Ma adesso per andare in Slovenia e in particolare a Nova Gorica o a Maribor a conseguire il patentino ADR partono un po’ da tutta Italia, con autobus organizzati che con circa 500 euro garantiscono «tutto in un week-end»: corso, esercitazioni e tesserino. D’altra parte la conversione del Certificato di formazione professionale (c.f.p.) conseguito in un altro Paese aderente all'Accordo ADR in analogo certificato italiano è possibile, almeno quando il paese di rilascio sia membro dell'Unione europea. E la Slovenia lo è. Quindi sulla carta non ci sarebbe nulla di irregolare. Addirittura, non ci sarebbe nemmeno l’obbligo di conversione, ma soltanto una facoltà rimessa allo steso interessato. Insomma, se vuole la converte, altrimenti si tiene il tesserino conseguito in Slovenia, che gli consente senza problemi di guida un veicolo ADR.

Anche sui prezzi, poi, a quanto riferiscono molti autotrasportatori italiani che hanno beneficiato di questa formula week-end, garantiscono che non ci sono grandi differenze rispetto a quelli praticati in Italia. La vera differenza starebbe tutta nella burocrazia: perché in Slovenia tutto si consuma in un sabato e in una domenica mattina. Senza dover effettuare pacchi di versamenti, né dover riempire complicati moduli.

Chi parte cioè ha la garanzia che dietro il versamento dell’obolo richiesto si ottiene la formazione, un pasto e l’agognato tesserino. A dire il vero, non consegnato direttamente alla fine del corso, ma spedito a casa nei giorni successivi. Una promessa – confermano gli autisti che hanno toccato con mano – realmente garantita.

Ma si tratta di corsi effettuati con tutti i crismi? I racconti degli interessati qui divergono. Molti parlano di formazione accurata e attenta, effettuata direttamente in italiano. Qualcuno invece riferisce di docenti sloveni che si affidano a traduttori in parte improvvisati. Ma la verità sta forse nel mezzo. Nel senso che inizialmente i corsi erano pochi e organizzati alla bene e meglio. Poi è diventato un vero e proprio business e così anche il livello dell’offerta formativa è andata crescendo.

Ma al di là di quanto riferiscono i trasportatori bisogna capire che sia tutto in regola a livello normativo. Perché è vero, come detto, che la possibilità di ottenere il patentino in qualunque paese dell’Unione europea esiste, ma bisogna capire se poi effettivamente questi corsi si svolgano secondo le modalità richieste dalle legge.

Già la scorsa estate della questione si era interessato il Parlamento, con un’interrogazione parlamentare in cui si chiedeva esplicitamente se la migrazione dei patentini non nascondesse dei risvolti oscuri. E il sottosegretario ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, rispose che della questione era «stata interessata la competente Autorità Slovena al fine di ottenere informazioni circa il corretto raggiungimento dei previsti livelli di preparazione, anche per i candidati di lingua italiana che conseguono tale certificato presso gli Enti sloveni».

Ma l’onorevole Michele Mognato (PD) ipotizza che il fenomeno della migrazione dei patentini, avendo assunto dimensioni di massa, si «può configurare come una vera e propria concorrenza indebita nei confronti degli operatori ed autisti che, soprattutto nel Nord-est, ottengono il patentino ADR secondo le procedure correnti, e quindi all'interno della provincia di residenza ovvero di una provincia confinante con quella di residenza».

Ipotesi credibile? La risposta del ministero è attesa da quasi un anno. Intanto i pullman partono…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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