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Fertrans, 30 DAF XF 460 per competere in Europa

29 aprile 2016

C’è chi guarda all’UE come a un’invasione e chi, come la Fertrans, come a un’opportunità. Per coglierla l’azienda piacentina ha piantato bandiere in 4 angoli del continente e si è dotata di un’organizzazione che fa leva su un’unica piattaforma telematica, sul ricorso all’intermodalità, su una flotta giovane di 430 semirimorchi e 270 trattori. Tra questi adesso compaiono 30 nuovi veicoli del marchio olandese

Usiamo l’euro, non abbiamo controlli alle frontiere (salvo contrastati rigurgiti anti-immigrazione) e le merci circolano senza dazi all’interno di uno spazio comunitario, costruito faticosamente in lunghi decenni. Le aziende che sanno muoversi all’interno di tale spazio si rilevano vincenti. Chi lo giudica come una finestra aperta per facili invasioni, perde opportunità e rimane indietro.

Ma muoversi in Europa non significa andare a caccia del possibile contenimento dei costi del lavoro, garantito in alcune aree. Ma richiede comunque organizzazione, soluzioni a valore aggiunto, capacità di sfruttare le nuove tecnologie. Tutte conquiste che la Fertrans ha fatto proprie. Parliamo di un’azienda che nasce nel piacentino, dove ancora dispone delle sedi storiche, ad Alseno e a Fiorenzuola d’Arda. Un’azienda che raggiunge la sua attuale forma societaria nel 2002, anche se la famiglia dei titolari è impegnata nel trasporto merci almeno dai primi anni 50, quando al volante (della società e del suo Esatau) c’era Leopoldo Ferretti. Poi, alla fine dei 70 anche suo figlio Gianfranco – ancora oggi al timone dell’azienda – intraprende l’attività di autotrasportatore, mentre il 2007 e il 2010 segnano l’ingresso in organico della terza generazione, rappresentata da Eugenio ed Emanuele, l’uno impegnato al traffico, l’altro agli acquisti. E proprio quei passaggi generazionali che costituiscono per tante aziende di autotrasporto italiane una sorta di tallone di Achille, in Fertrans diventano occasione di espansione. Se la seconda generazione, infatti, apre negli anni 90 all’internazionale e inizia l’espansione verso Est, con l’apertura di due società controllate in Romania (2001) e in Bulgaria (2007), la terza generazione sfrutta la specializzazione in un preciso segmento di mercato, rappresentato dal trasporto siderurgico, per consolidare le direttrici di traffico verso Spagna e Francia, dove vengono aperte due nuovi filiali. Perché Gianfranco Ferretti è convinto che non si possa fare tutto e ovunque, ma «bisogna concentrare l’attività anche a livello spaziale, in modo da creare quella massa critica sufficiente che consente di disporre di relazioni dirette per ottimizzare i carichi sia in andata che in ritorno».

Con tale assetto la Fertrans esplode: negli ultimi 10 anni, a dispetto della crisi, supera i 40 milioni di fatturato, impiega circa 300 dipendenti, movimenta 110 viaggi al giorno (ma l’obiettivo è arrivare a 200) e 60.000 mila all’anno, si dota di una flotta di 270 veicoli che percorrono mediamente 13.000 km al mese. Da qualche settimana all’interno di questo parco compaiono 30 DAF XF 460, consegnati dall’amministratore delegato di DAF Italia, Paolo Starace, e dal suo omologo in Paccar Financial, Edoardo Gorlero.

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Con questa iniezione la flotta Fertrans si conserva giovane (la vita media dei veicoli non supera i tre anni di vita), ma apre anche a un marchio nuovo, non ancora presente sul piazzale. Come si giustifica questa scelta?

Le motivazioni sono diverse. Innanzi tutto i consumi, che vengono testati prima dell’acquisto per verificare che rientrino nelle aspettative. La seconda motivazione riguarda il prezzo, anche se qui va necessariamente inglobato con il tipo di contratto con cui si sottoscrive l’acquisto, frutto di un rapporto diretto con la casa madre. Ferretti lo dice chiaramente: «Siccome per l’80% l’acquisto di veicoli viene finanziato dalla casa, diventa necessario attingere a plafond diversi. Ecco perché il buy back diventa troppo vincolante: lo abbiamo sperimentato per qualche anno, ma adesso siamo tornati al tradizionale leasing». Ma il plus che Fertrans ha trovato in DAF è da ricercare nella formula finanziaria che per l’occasione è stata creata proprio per andare incontro ai bisogni di una struttura operativa su più mercati. I 30 DAF XF acquistati fanno capo alla controllata rumena, ma siccome in quel paese la captive della casa madre, la Paccar Financial, non ha una sede, è stato sperimentato per la prima volta, proprio in Italia, quello che viene definito un «cross border leasing». In pratica il trasportatore ha il vantaggio di rapportarsi a un unico interlocutore, presente in Italia, ma le rate del leasing sono pagate direttamente in Olanda per un’immatricolazione che avviene in Romania.

Ma la collaborazione virtuosa tra DAF e Fertrans, oltre a garantire consumi contenuti e un finanziamento originale, ha investito anche l’individuazione dell’equipaggiamento, ritagliato secondo necessità dell’azienda. I veicoli dispongono tutti di Space Cab, doppia cuccetta e frigo, componenti essenziali per chi effettua lunghe tratte, mentre il cambio automatico viene giudicato utile per livellare gli stili di guida di autisti dal piede diverso. Inoltre, per ragioni aerodinamiche, sono stati privati delle alette parasole.

L’ARTICOLO COMPLETO LO TROVATE SU UOMINI E TRASPORTI DI MAGGIO

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