UFFICIO TRAFFICO

Vendevano olio lubrificante come gasolio a trasportatori a caccia di risparmi: 27 arresti in Puglia

2 maggio 2016

13 milioni di litri di olio lubrificante venduto poi come gasolio per autotrazione a distributori stradali compiacenti o ad aziende di autotrasporto in totale evasione delle accise. È quanto avevano importato in Italia dalla Polonia in poco più di un anno – dal settembre 2014 al novembre 2015 – un’associazione di 27 persone, sia italiane sia straniere, che oggi sono state colpite da diverse misure cautelari (7 sono finite in carcere, altre 7 agli arresti domiciliari e 8 con obbligo di dimora) emesse dalla procura di Trani, insieme al sequestro del carburante e dei beni di 16 società implicate nell’attività illecita, tra cui 53 autoveicoli, motoveicoli e trattori, 17 tra immobili e terreni. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione al pagamento delle accise sui prodotti energetici alla truffa ai danni dello Stato, cui si aggiunge la frode in commercio e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con l’aggravante della transnazionalità della condotta criminale.
A scoprire il tutto con un'operazione ribattezzata "Operazione Varsavia", sono state le Fiamme Gialle di Trani, che avevano iniziato le indagini dopo che nel novembre 2014 avevano sequestrato oltre 80 mila litri del prodotto incriminato destinato ad aziende di autotrasporto locali tra Corato e Bari. E così i finanzieri hanno alzato il velo su un’attività molto ramificata, che disponeva di alcuni siti produttivi tra Polonia e Germania, di una sorta di ufficio per la commercializzazione in Polonia e di una rete di operatori sul territorio impegnati a trovare i clienti. All’origine della truffa c’era la realizzazione di una miscela che di fatto corrispondeva all’olio lubrificante, per questo non era assoggettata ad accise, ma che garantiva una resa energetica – oltre che olfattiva – del tutto simile al gasolio. Dalla Polonia il prodotto veniva dirottato verso alcune ditte tedesche, che poi provvedevano a consegnarlo in Italia, soprattutto ad autotrasportatori interessati a tagliare i costi del carburante.
In pratica l’associazione criminale guadagnava dal punto di vista fiscale, in quanto versava un quantitativo di imposte decisamente più contenuto rispetto a quello previsto per il gasolio, ma anche dal punto di vista commerciale, in quanto vendeva con i prezzi del gasolio un prodotto che all’origine costa molto meno.

In questo modo la banda avevano evitato di versare 11,5 milioni di euro di imposte e avevano accumulato ricavi superiori ai 2,5 milioni di euro

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