FINANZA E MERCATO

«Cartello camion»: imminente maximulta Ue ai costruttori europei

19 luglio 2016

Due miliardi e 85 milioni di euro. È l’impressionante cifra accantonata da quattro dei sei principali costruttori europei di camion per la multa che l’Unione Europea starebbe per infliggere loro. La più grande mai comminata dall’Antitrust continentale a un gruppo di imprese. Secondo France Press, la sanzione sarebbe ormai questione di ore (forse già nella giornata di domani). Le norme comunitarie consentono a Bruxelles di imporre una multa fino al 10% del fatturato globale, che nel caso delle sei aziende coinvolte sarebbe pari alla gigantesca somma di 10 miliardi e 700 milioni di euro.

Le case coinvolte sono MAN, Scania, Daimler, DAF, Iveco e Volvo; l’accusa è quella di aver fatto tra loro “cartello” in un periodo di 14 anni, dal 1999 al 2011, fissando i prezzi di vendita a loro vantaggio e siglando un accordo segreto per ritardare l'introduzione di tecnologie anti-inquinamento. Alla testa della “crociata” Margrethe Vestager, potente commissario per la concorrenza dell'UE.

L’indagine sui grandi produttori di veicoli industriali da parte delle strutture europee, avviata sulla base di una “soffiata” di MAN e di documenti scoperti dal Financial Times, sono durate 5 anni. Anche se un portavoce della Commissione europea ha rifiutato di commentare, la decisione sembra ormai confermata. Si tratterebbe di una cifra enorme, molto superiore a quella record del 2012 – 1,5 miliardi di euro – quando sette costruttori di TV e schermi PC, tra cui LG Electronics e Philips, furono giudicati colpevoli di gestire un sistema decennale di fissazione dei prezzi.

In previsione della sanzione, come accennato all’inizio, le case costruttrici avevano già stanziato quasi 3 miliardi di euro. Il mese scorso Volvo Trucks aveva aumentato il suo accantonamento da 400 a 650 milioni di euro, segno evidente che la decisione finale da parte dell'UE era ormai imminente. Anche Daimler nel 2014 aveva messo da parte 650 milioni in relazione al caso, mentre DAF (gruppo Paccar) aveva allocato 450 milioni e Iveco (gruppo CNH Industrial) 850. MAN e Scania non hanno invece provveduto a mettere da parte nulla: la prima perché, come informatore del caso, spera di sfuggire alla sanzione e la seconda perché non si ritiene in grado “di valutare l'impatto economico delle indagini". Secondo due consulenti coinvolti nel caso, Scania potrebbe così resistere al pagamento volontario accelerato, costringendo la Commissione, se perseguisse l'azienda, a emettere una decisione sanzionatoria in una fase successiva.

La vicenda potrebbe rivelarsi uno dei più grandi scandali del settore, a ruota di quello dei test di inquinamento fasulli da parte di Volkswagen, che hanno scosso l’anno scorso l'industria automotive.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home