FINANZA E MERCATO

Incriminato il gruppo Dorini: 8 arresti e sequestri per 150 milioni di euro

2 settembre 2016

Il giochino era criminalmente geniale: svuotavano società in stato di insolvenza, ne spostavano i beni in altre aziende create appositamente e intestate a prestanome e quindi trasferivano tutto in Bulgaria, magari avendo premura di cambiare ragione sociale. A quel punto la società decotta arrivava al fallimento, ma in questo modo si evitavano tutte le conseguenze previste dalla normativa fallimentare italiana e soprattutto si riusciva a dribblare il pesante reato di bancarotta fraudolenta, che può comportare pene detentive fino a 10 anni. Esattamente il reato che adesso, insieme al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori all’estero, la procura di Piacenza contesta a un gruppo di persone – 8 arrestate e 14 denunciate – che avevano costituito un’autentica associazione a delinquere. Le Direzioni Investigativa Antimafia di Genova, Milano, Torino e Firenze hanno posto sotto sequestro società e beni aziendali (dislocati tra La Spezia, Massa Carrara, Milano, Piacenza, Prato, Lodi e Siena) per un valore di oltre 150 milioni di euro, tutti riconducibili secondo l’accusa al gruppo piacentino Dorini, attivo nella vendita e nell’assistenza di veicoli industriali con diramazioni nel ramo immobiliare e nella costruzione di cisterne in acciaio.

In manette sono finiti tra gli altri il fondatore della società, Angelo Dorini, suo figlio Pierangelo, un avvocato di La Spezia e alcuni commercialisti accusati di aver gestito il trasferimento delle società in Bulgaria, tra cui Vittorio Petricciola. I due curatori fallimentari sono stati interdetti dalla professione.

In realtà, a consentire agli inquirenti di scoprire le attività criminali sono state altre inchieste che stava svolgendo la Procura della Repubblica di La Spezia, interessata soprattutto a colpire le diramazioni della criminalità calabrese in Liguria e in Emilia. Di fatto, però, ascoltando le intercettazioni, gli uomini della DIA si sono accorti che quanto emergeva era un reato completamente diverso e per questo hanno “passato le carte” alla procura di Piacenza coordinata dal pm Roberto Fontana che ha firmato la lunga ordinanza che ha portato agli arresti e ai sequestri. 

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