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Deutsche Post: «Il furgone elettrico me lo faccio da solo!»

10 ottobre 2016

Si chiama Streetscooter e nella versione Work L presentata all'IAA è in grado di raggiungere 100 km di autonomia con una portata di 1 ton e un vano di carico di 8 mc. Cosa c'è di strano? Che a produrlo non è una casa costruttrice di veicoli, ma un grande operatore logistico, che ha deciso di fare tutto da solo. E magari di vendere il nuovo veicolo anche a terzi. E qualcuno comincia a odiare l'outsourcing...

Amazon vuol diventare anche trasportatore? Un gioco da ragazzi rispetto a quanto sta per far Deutsche Post. Il gigante tedesco della logistica, infatti, ha realizzato in proprio una furgonetta elettrica che prima ha sperimentato nelle consegne postali e oggi ha inserito direttamente nella flotta aziendale. Si tratta di un migliaio di veicoli chiamati Streetscooter e che oggi presenta anche nella versione Work L. Parliamo di mezzi che, grazie a nuove batterie agli ioni di litio, riescono a raggiungere un’autonomia di 100 km, dispongono di un vano di carico di 8 metri cubi e di una tonnellata di portata. In più sono stati mostrati (all’IAA di Hannover) anche in una versione allestita con ribaltabile trilaterale.

Ma non è tutto perché la società tedesca potrebbe annunciare a breve la decisione di vendere terzi il proprio veicolo. D’altra parte, quando un tradizionale costruttore lancia un veicolo nuovo, cosa fa? Lo fa testare a un utilizzatore finale, a cui chiede consigli e integrazioni. Se poi a questo si aggiunge che ormai sia le case automobilistiche (in modo imponente), sia quelle di veicoli pesanti (in maniera più timida) hanno ristretto il proprio perimetro produttivo a pochi componenti, si capisce com’è che possano generarsi tali fenomeni.

Cosa vuol dire? Vuol dire che se un grande operatore logistico, come in questo caso, si trova con un livello di esigenze specifiche e nessun costruttore riesce a soddisfarle, ci mette un attimo ad affacciarsi sul mercato e a trovare qualche componentista che già lavora per altre case ed è disposto a fornirgli tutto quanto di cui ha bisogno. A maggior ragione se si tratta di un veicolo elettrico che, per certi versi è un veicolo più semplice di uno a motore termico, a maggior ragione se si tratta di un veicolo commerciale, dove le finiture richieste non guardano certo al lusso, ma alla sostanza. La stessa cioè che coltiva il produttore e primo utilizzatore del veicolo.

Sarà un caso isolato? Difficile dirlo. Certo è che costringe le case costruttrici a riflettere e definire meglio il perimetro strategico della loro attività. Perché l’outsourcing sarà pure uno strumento di risparmio, ma come tutte le medaglie ha un lato nascosto

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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