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Il variopinto mondo delle revisioni: dopo Livorno e Sassari, anche Vicenza entra in lista nera

17 ottobre 2016

L’Italia della Motorizzazione sta vivendo un momento delicato. Dopo il passaggio delle competenze rispetto alla tenuta dell’Albo dalle provincie agli uffici periferici della Motorizzazione, ci si attendeva un collasso dei servizi, a maggior ragione se si considera che il personale, a fronte di questo incremento di mansioni, è rimasto sostanzialmente inalterato e, in più, ormai da qualche anno, esiste un blocco del turn-over per cui si reintegra un dipendente ogni quattro che vanno in pensione.

Per certi versi, se si leggono le statistiche del ministero dei Trasporti, se ne capisce anche il perché: il numero di patenti emesse erano 2,2 milioni nel 2008, mentre sono crollate ad appena 1,6 milioni nel 2012 e risalite a 1,8 milioni nel 2015. Colpa della contrazione demografica, ma anche della crisi economica che, almeno rispetto alle patenti professionali, si è fatta sentire.

In pratica la situazione che si è venuta a creare è la classica rappresentazione a macchia di leopardo: dove il personale c’era e non è stato interessato da pensionamento, tendenzialmente le cose funzionano. Anzi, esistono alcuni contesti (Verona, Genova, La Spezia, Palermo) che si possono definire di eccellenza. Perché in una settimana o poco più riescono a organizzare una revisione. L’altra faccia della medaglia, però, rappresenta una situazione drammatica, con tempistiche raggelanti: a Livorno si parla di 8 mesi per una revisione, a Sassari anche 9 mesi.

Adesso arriva la notizia di una difficile trattativa in corso presso la Motorizzazione di Vicenza, che sta sfociando in uno stato di agitazione proclamato dalla UIL. All’origine della protesta ci sarebbe una mancanza di personale che ormai va avanti da tempo, oltre alla prospettata fusione del PRA con la Motorizzazione. Paradossalmente a mettere in difficoltà gli uffici vicentini è il fatto che alla protesta hanno aderito tutti gli uffici della Motorizzazione della Regione. E siccome a Vicenza ci sono le lacune più clamorose a livello di personale, si riesce a tirare avanti facendo fare straordinari ai dipendenti degli altri uffici provinciali, in particolare di Belluno e Rovigo. Poi, per rientrare nei costi, sono le autoscuole a dover tirare fuori i soldi con cui anticipare allo Stato le sedute di esame “in conto privato”. Soldi che dalla tesoreria centrale arrivano molti mesi dopo.

Mentre la trattativa va avanti, intanto è certo che l’agitazione ha provocato la cancellazione di circa il 70% delle richieste di esame calendarizzate a novembre. Inoltre, si legge in un comunicato di Confarca, «le sedute destinate alle revisioni dei mezzi pesanti in conto privato, saranno allo stato attuale pari a zero». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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