FINANZA E MERCATO

Società cesenate utilizzava padroncini per false fatture: scoperta frode da 52 milioni

18 ottobre 2016

La frode fiscale ipotizzata ha dimensioni rilevanti: 52 milioni di euro. Per metterla insieme sono stati necessari sei anni (dal 2009 al 2015), una montagna di false fatture di trasporto per 23 milioni euro, costi indeducibili per 40 milioni, Iva non versata per 12 milioni e redditi non dichiarati. Alle spalle di queste attività scoperte dalla Guardia di Finanzia di Cesena c’era una decina di società di autotrasporto, con stabilimenti un po' in tutta la penisola (Romagna, Roma, Milano, Calabria e Sicilia), ma con un bacino di attività che si restringeva essenzialmente al territorio di Cesena, dove si dedicavano al trasporto di ortofrutta da destinare alla GDO. La piramide dell’attività truffaldina era un 47 enne, che di fatto beneficiava delle fatture false o gonfiate. Proprio per questo, per ordinanza del Gip di Cesena, è stato denunciato insieme ad altre cinque persone e i suoi beni sequestrati per un valore complessivo di oltre 8 milioni e 280 mila euro.

Cosa si era inventato l’uomo che guidava questa truffa? Niente di speciale. Di fatto aveva assoldato una serie di piccolissime aziende o addirittura padroncini praticamente sconosciuti al Fisco che fatturavano operazioni mai eseguite o sovrastimavano in fattura il servizio fornito. Senonché, quando nel corso del 2015 la Finanza ha iniziato a controllare alcuni di questi piccoli trasportatori, si è accorta che spesso non presentavano modello unico, non versavano l’Iva e in più erano completamente sguarniti di strumenti gestionali e amministrativi. Per svelare cosa ci fosse dietro le guardie gialle riuscivano a risalire ai committenti e disporre su di questi ulteriori verifiche. E qui saltava presto agli occhi che le fatture in mano di queste società e ricevute dai padroncini non erano credibili, perché riportavano una mole di attività, di chilometraggi, di carichi trasportati assolutamente sovradimensionati rispetto a un singolo trasportatore.

Dietro a queste anomalie c’era una sorta di contabilità a doppia corsia, nel senso che, dietro ogni servizio di trasporto, si ricevevano sempre due fatture: una reale, svolta effettivamente da una comune impresa, l’altra invece o del tutto inesistente o semplicemente gonfiate. Per le tre società del 47 enne tutto questo contribuivano a far lievitare i costi e di conseguenza ad abbattere il carico fiscale da pagare. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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