LOGISTICA

Traffici merci in entrata: in 12 anni l'autotrasporto italiano fa -60%, quello dell'Est +700%

24 ottobre 2016

Immaginate di dover salire e scendere su una scala. Il movimento funziona se, dopo essere scesi, poi risalendo ritrovate gli stessi pioli. Il rapporto tra PIL e trasporto merci, invece, non funziona così. Perché fino a quando il primo cresce (di un punto), il secondo, seppure arrancando, gli rimane dietro (dello 0,9%); quando invece il primo frena (di un punto), il secondo si inchioda (di almeno 3,5 punti). In pratica le fasi espansive dell’economia non riescono a far recuperare al trasporto quanto aveva perso in quelle recessive. È come se, dopo aver disceso alcuni gradini, non li si ritrova più per poter risalire. 

Questo dato, evidenziato dal rapporto dell’Ufficio Studio Confcommercio e di Isfort e presentato al 2° Forum Internazionale a Cernobbio il 24 ottobre dai presidenti di Confcommercio e Conftrasporto, Carlo Sangalli e Paolo Uggè (nella foto), è la fotografia emblematica della condanna del nostro paese, che anche quando, dopo anni di stasi, riprende a camminare, si trova come zavorrato. E la palla al piede ha un nome e un cognome: deficienza logistica, perché a conti fatti “gratta” dalle potenzialità del paese qualcosa come 34 miliardi di euro all’anno, circa due punti di PIL. Senza deficienze, cioè, l'Italia si troverebbe a gestire una crescita di ben altra velocità.

D’altra parte la "deficienza infrastrutturale" genera danni a cascata, che pesano su tutti i settori, ma che piegano quelli che dispongono, come l'autotrasporto, di gambe particolarmente fragili. Volete un esempio? Tra il 2010 e il 2014 l’autotrasporto tedesco e quello olandese hanno movimentato volumi di merci cresciuti rispettivamente dell’11,6 e dell’8,2%. Da noi nello stesso tasso di tempo sono crollati del 37%.

Tutto per colpa delle infrastrutture? In buona parte sì, perché alcune problematiche del nostro sistema sono quelle da decenni, come, tanto per fare un esempio, la netta difficoltà di collegare il versante tirrenico con quello adriatico. Ma poi c’è anche un problema competitivo. Un dato lo dimostra inequivocabilmente: dal 2003 al 2015 le imprese italiane di trasporto hanno perso il 60% dei traffici su gomma relativamente alle merci in entrata, qualcosa che, tradotto in moneta sonante, equivale a 3 miliardi di euro. Di conseguenza la loro quota di mercato è scesa dal 32,7% al 12%.

Nello stesso periodo le aziende di autotrasporto dei paesi dell’Est entrati da ultimi nell’Unione europea sono cresciute del 700%, vedendo lievitare la loro quota rispetto agli stessi traffici dal 7% del 2003 al 53% del 2015

Bisognerebbe capire quante di queste quote vengono assorbite da aziende completamente “made in Est Europe” e quante invece sono appannaggio di aziende semplicemente trasferite o sorte come filiazione di altre imprese con sede in Italia o in altri paesi della vecchia Europa. La sostanza del discorso, forse, non cambierebbe, ma i numeri molto probabilmente, al netto dei questa quota, acquisirebbero dimensioni meno roboanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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