LEGGI E POLITICA

Il Consiglio di Stato boccia il marebonus: decreto da riscrivere

7 novembre 2016

Scricchiola un altro pezzo del pacchetto di contributi statali concessi all’autotrasporto nella legge di Stabilità 2016. Dopo la decontribuzione degli autisti impegnati nel trasporto internazionale, infatti, adesso a subire un drastico rallentamente è la parte destinata al marebonus. A dire il vero già nel corso della riunione del 26 ottobre scorso tra il sottosegretario ai Trasporti Simona Vicari e i rappresentanti delle organizzazioni categori, la parte governativa aveva fatto presente che non essendoci ancora il via libera di Bruxelles, il periodo di applicazione del beneficio sarebbe slittato di un anno, lasciando quindi fuori il 2016.

Adesso invece arriva la doccia fredda. Ma non arriva da Bruxelles, ma da molto più vicino. Il provvedimento normativo che conteneva il marebonus, inviato al Consiglio di Stato lo scorso 3 settembre affinché ne valutasse la conformità e l’appropriatezza, ha risposto che il semaforo verde per la misura si potrà accendere soltanto dopo aver recepito alcuni rilievi.

Per la precisione il Consiglio di Stato giudica il decreto potenzialmente non conforme al diritto comunitario, non tanto a livello tecnico-normativo, ma rispetto alla mancata indicazione dei risultati che ci si attende dall’erogazione degli incentivi.

Inoltre, da un punto di vista formale, il massimo organo di giustizia amministrativa aggiunge che il decreto in questione non sembra rispettare «la propria natura di fonte regolamentare secondaria, in quanto non assicura il contenuto minimo necessario per assolvere le sue finalità».

Più precisamente il Consiglio di Stato punta il dito sui rapporti tra ministero dei Trasporti e Rete Autostrade del Mare, in quanto non vengono indicati poteri di indirizzo e di controllo del primo sul secondo. Inoltre risultano lacunose anche le procedure di accesso agli incentivi e di rendicontazione.

Insomma, come si sarà capito un po’ tutti i 14 articoli che compongono il decreto sono stati toccati da reprimende. Senza considerare che qualche rilievo esula lo stesso testo ed entra nel merito stesso della misura, chiedendosi se non fosse stato il caso di attuare contestualmente, insieme al marebonus, anche il ferrobonus.

A questo punto la palla passa al governo che dovrà in tutta fretta riscrivere il decreto e aggirare il rischio di bocciatura da parte di Bruxelles. D’altra parte non sarebbe la prima volta…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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