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L'ecologia conveniente: LC3 diventa la più ampia flotta LNG in Italia

27 gennaio 2017

Consegnati 10 Stralis NP da 400 cv, cambio automatizzato e autonomia di 1500 chilometri. Così diventano 50 i mezzi alimentati a mtano liquido in flotta dell'azienda piacentina. Entro l'anno i mezzi a LNG diventeranno 70

Erano 40 gli Iveco Stralis LNG di prima generazione (da 330 cv) all’interno della flotta di LC3. Da questa settimana sono diventati 50, perché a Piacenza, alla presenza dell’Iveco Brand President Pierre Lahutte e di Giancarlo Bacchi, titolare della concessionaria C.I.V.I di Perugia, sono stati consegnati altri 10 Stralis NP di ultima generazione (con motore più potente da 400 cv, cambio automatizzato e autonomia di 1.500 km) direttamente al direttore generale di LC3, Mario Ambrogi. Ma prestissimo ne arriveranno altri 20, in modo tale che, con 70 veicoli, l’azienda che ha a Gubbio il suo quartier generale, diventerà la più ampia flotta LNG in Italia. Una scelta strategica precisa che elegge la missione ambientale a modello di business funzionale. Anzi, la storia della LC3 dimostra in maniera evidente che, in un mercato dell’autotrasporto prostrato da una competizione al ribasso, si riesce a essere competitivi offrendo qualcosa di utile e di diverso. Proviamo allora a raccontare questa storia.

LC3 nasce a Gubbio, per volere di Mario Ambrogi (oggi affiancato dal figlio Michele), nel 2009, quando la crisi produceva il picco di maggior malessere. E nascere in un contesto di difficoltà impone di offrire ai clienti qualcosa di differente rispetto agli standard esistenti. Ambrogi lo individua in un servizio di trasporto che incorpora una sfida ambientale. Cosa vuol dire? Vuol dire che LC3 scommette sull’esistenza, tra chi domanda trasporti, di una sensibilità ecologica. Tutto sta a stimolarla predisponendo un’offerta che, mentre garantisce l’efficienza del servizio, contribuisce a pulire il pianeta. Un’offerta da costruire nel tempo, tramite un patto cliente-fornitore che LC3 elabora nelle forme di un progetto in cui sono descritti gli strumenti con cui attuarlo. Tra i tanti due saltano gli occhi: il ricorso alla formazione per economizzare la guida e ottimizzare i carichi; il ricorso alle più avanzate soluzioni tecnologiche per minimizzare le emissioni.

Un progetto che incontra il favore di diversi clienti (Lidl, Ikea, Ferrero, Hillebrand, ecc) e convince molti costruttori a salire a bordo. Rispetto alla formazione, per esempio, LC3 trova il supporto di Michelin Solutions, che favorisce in più il ricorso a pneumatici specifici per ogni tipologia di trasporto, monitorati in tempo reale rispetto a pressione e temperatura. E i risultati arrivano, perché questa gestione degli pneumatici, che prevede anche la ricostruzione, fa sì - certifica Mauro Perin, direttore commerciale di Michelin Solution Italia - «che ogni anno l’azienda umbra scarichi nell’ambiente 20 tonnellate in meno di pneumatici esausti».

Rispetto alle soluzioni tecnologiche, invece, il partner individuato è appunto Iveco, perché esprime un’avanguardia nella costruzione di veicoli a metano, carburante più economico del gasolio e più in grado di tagliare le emissioni. Così si stringe una relazione apparentemente improbabile, che invece passo dopo passo è arrivata fino ai 70 veicoli di oggi. Ma se si è giunti a questo punto è proprio perché, anche qui, i risultati ambientali sono arrivati: nel 2016 LC3 ha tagliato le emissioni di CO2 di quasi un milione di kg e quelle di PM di 31 milioni di mg.

Ma questi veicoli, impegnati soprattutto nella distribuzione alimentare e nel trasporto container, vanno riforniti. E a questo scopo serve un altro progetto, presentato nel 2012 alla Regione Lombardia, per realizzare a Piacenza il primo distributore LNG in Italia. Tempo due anni ENI lo concretizza affidandone la costruzione alla Vanzetti Engineering. Passano ancora due anni e la stazione di Piacenza eroga già 1.500 ton di LNG e in Italia sorgono altre 5 stazioni (Novi Ligure, Castel San Pietro, Macerata, Pontedera, Gera Lario), destinate a diventare 17 nel 2017.

Tutti dati misurati sulla base del metano utilizzato attualmente, ma quando in LC3 lo sostituiranno con il biometano (ennesimo progetto su cui sta lavorando), prodotto da rifiuti organici, reflui zootecnici e scarti agricoli, la riduzione di CO2 arriverà a 10 milioni di kg e quella di PM a 103 milioni di mg.
Infine, l’azienda umbra è coinvolta nel Corridoio Blu, progetto dell’UE per favorire l’utilizzo dell’LNG su scala continentale lungo le grandi infrastrutture di maggior traffico. Non a caso, dal 2015, l’offerta di trasporti alimentari della LC3 varca i confini nazionali e raggiunge i mercati europei.

Sulla base di tale progettualità LC3 ha fatto breccia sul mercato. Lo dicono i numeri: 8 filiali nel centro-nord Italia, un centro logistico a Piacenza, 42 milioni di fatturato, raddoppiato negli ultimi 5 anni, 211 dipendenti, incrementati del 25% grazie proprio al progetto LNG. Può essere sufficiente a dimostrare che gli investimenti eco-compatibili hanno un ritorno economico concreto?

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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