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Il governo prepara aumento accise. Uggè: «Se tocca l’autotrasporto pronti al fermo»

7 febbraio 2017

Servono soldi? Aumentiamo le accise. È questa la soluzione più abusata della politica italiana, a partire già da Benito Mussolini che nel 1935 la praticò per finanziare la guerra di Etiopia. E da allora si sono concesse repliche almeno altre 18 volte. Il perché è presto detto: l’aumento delle accise fa cassa subito, dal giorno dopo. E quanta cassa… Pensate che soltanto un centesimo di aumento genera un incremento di gettito pari a 400 milioni. Così, a quanto si dice in questo ore, il governo si "accontenterebbe" già dalla fine di febbraio di incassarne 800, ritoccando di due centesimi il livello attuale, che raggiunge già i 728,4 euro ogni mille litri. Senza considerare che, sopra alle accise, viene pagata anche l’Iva e quindi anche da questo “combinato disposto” pioveranno altri soldi.

Questa almeno è la speranza, sostenuta da calcoli fatti a tavolino senza troppo preoccuparsi di altre implicazioni. Perché c’è anche chi teme che questo aumento possa contrarre i consumi di carburante e incentivare un effetto recessivo. Per il semplice motivo che i carburanti in Italia costano già tanto rispetto ad altri paesi. Prendendo a riferimento il gasolio – scrive il centro Studi di Confartigianato – «l’Italia si colloca al 15° posto tra i 19 Paesi dell’Eurozona per prezzo industriale del gasolio ma balza al 1° posto per prezzo pagato dalle imprese, compreso di accisa e pari a 1,144 euro al litro, davanti a Finlandia (1,091 euro al litro), Belgio (1,063 euro al litro, Francia (1,052 euro al litro) e Grecia (1,041 euro al litro). Nel dettaglio il prezzo al litro in Italia di 1,144 euro comprende 0,526 euro di costo industriale a cui si sommano 0,617 euro di accisa, la più alta dell’Eurozona: l’accisa supera del 17,3% il costo industriale».

Peraltro, sostengono sempre in Confartigianato, la maggiore tassazione energetica non appare giustificata da motivazioni ambientali correlate al principio secondo il quale ‘chi inquina paga’, in quanto «il prelievo fiscale per tonnellata di emissioni di CO2 nel settore trasporti su strada in Italia supera, infatti, del 19,1% la media dei principali quattro paesi dell’Eurozona».

Insomma, una manovra che ha indispettito anche Conftrasporto-Confcommercio. La Confederazione delle imprese di trasporto definisce il provvedimento «inaccettabile» e auspica che non riguarderà il settore dell'autotrasporto. Perché «in tal caso - dichiara il presidente di Conftrasporto e vicepresidente nazionale di Confcommercio, Paolo Uggègli operatori potrebbero decretare la sospensione delle attività». La ragione di questa netta posizione non riguarda soltanto l'insopportabile tassazione ricordata, ma anche – secondo Uggè – il fatto che «non è possibile stipulare accordi con il Governo e poi trovarsi con tagli mai concordati su fondi strutturali legati al settore. Le intese già stabilite vanno rispettate. Mi riferisco, per esempio, alla compensazione dell'accisa per il gasolio da autotrazione». Ma oltre agli impegni politici, il presidente di Conftrasporto sottolinea anche l’effetto boomerang della misura, in quanto costringerebbe «gli operatori del settore a effettuare rifornimenti all'estero, producendo riduzioni significative alle entrate dello Stato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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