FINANZA E MERCATO

Artoni alza la voce: «O Fercam rispetta gli accordi o siamo costretti ad andare in tribunale»

20 febbraio 2017

Finora aveva guardato gli sviluppi della vicenda senza assumere una posizione ufficiale. Ma adesso Artoni non ce la fa più: stretta da una parte dalle dichiarazioni della dirigenza di Fercam che sembra prendere le distanze dal progetto di assorbire l’azienda di Guastalla e, dall’altra, dallo sciopero dei lavoratori indotto anche dalla situazione che si va prospettando, Artoni ha deciso di rompere gli indugi e attraverso una nota ufficiale punta l’incide contro Fercam accusandola senza mezzi termini di aver «subito nel corso delle ultime ore una gravissima lesione». Lesione che sarebbe derivata da due azioni: aver «inaspettatamente quanto illegittimamente interrotto un processo di trasferimento del principale ramo d’azienda Artoni in capo ad una società neo costituita dal citato gruppo bolzanino (i.e. FercamArtoni s.r.l.)»; aver «provveduto a perpetrare una diffusa campagna allarmista in danno del Gruppo Artoni rilasciando informazioni destabilizzanti per il mercato (“il Gruppo Artoni non esiste più”) e provocando un’incontrollata diaspora di clienti e dipendenti».

Secondo Artoni gli accordi tra i due gruppi erano già conclusi e pronti per la firma davanti al notaio. E a quel punto – si legge sempre nella nota – «il Gruppo Fercam, come d’uso in queste operazioni, ha avuto completo accesso ai più sensibili dati del Gruppo Artoni».

Soltanto che di fatto il giorno prefissato non si giungeva alla firma per un mancato accordo con le sigle sindacabili. Ma anche questo accordo, secondo Artoni, proposto alla parti sociali il 10 febbraio, è stato invece recepito, nei contenuti richiesti da Fercam, in pochi giorni.

Ecco perché il Gruppo Artoni non soltanto continua a essere disponibile «a sottoscrivere gli accordi e a dare seguito alle intese già raggiunte», in modo non soltanto di valorizzare il Gruppo in favore dei creditori ma anche per salvaguardare i «valori occupazionali (comprensivi dell’importante indotto di servizi)», ma diffida la neonata «FercamArtoni a rivedere la posizione presa e a provvedere, senza indugio, a dar corso alle intese già più volte condivise». Perché se così non dovesse essere – si conclude la nota – visti anche gli «ingenti danni che il Gruppo Artoni, i sui dipendenti ed i suoi creditori subirebbero», lo stesso Gruppo sarebbe costretto a «tutelare i propri diritti nelle sedi competenti». Vale a dire davanti a un tribunale.

FILT CGIL: CI SONO 3.000 POSTI A RISCHIO
Nel frattempo, anche da parte sindacale si sono levati gridi d’allarmi preoccupati soprattutto della voragine occupazionale che questa vicenda rischia di provocare. Giulia Guida, segretaria nazionale Filt CGIL, parla di 586 posti di lavoro diretti e circa 2500 dipendenti di altrettante aziende in appalto sul tutto territorio nazionale, tra cui molte piccole imprese. Guida, dopo aver ricordato che i sindacati, rispetto alle richieste di Fercam, hanno trovato soluzioni per tutti i lavoratori, garantendo la cassa integrazione anche ai dipendenti non soggetti al passaggio, si rivolge direttamente al ministeri dello Sviluppo economico e a quello del Lavoro e a Confindustria chiedendo  un intervento che favorisca la ripresa del confronto e una positiva conclusione del negoziato.

CNA FITA: MOLTI DEI 2.500 PADRONCINI COINVOLTI NON SONO PAGATI DA MESI
Su questa falsa riga si esprime anche Cinzia Franchini, presidente di CNA-Fita, ricordando in particolare che la situazione critica non nasce oggi e che «esistono 2500 autotrasportatori artigiani monoveicolari, molti dei quali prestano servizio in aziende associate alla CNA-Fita, che da mesi attendono i pagamenti dovuti». Proprio per questo Franchini si appella al Ministero dell’Economia e alle parti coinvolte nelle trattative affinché prevalga da parte di tutti «il senso di responsabilità e si possa arrivare a una soluzione che tuteli i posti di lavoro e non penalizzi le tante imprese artigiane che collaborano con Artoni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home