FINANZA E MERCATO

Su Artoni Fercam gioca l'ultima carta. Intanto il debito viaggia sui 200 milioni...

2 marzo 2017

Giunge a Roma la querelle Fercam-Artoni. Ieri, 1° marzo, si è svolto un incontro al ministero dello Sviluppo Economico, dove le due società coinvolte, rappresentate rispettivamente da Thomas Baumgartner e Anna Maria Artoni, sono state sentite separatamente. A quanto si sa Fercam avrebbe espresso la disponibilità già entro il 10 marzo ad affittare un ramo aziendale di Artoni, seppure di dimensioni ridotte rispetto a quello preso in considerazione nell’accordo saltato poche settimane fa. Per quantificarlo si possono utilizzare i dipendenti che finirebbe per assorbire, indicati nell’ordine delle 150 unità. Per altri 350, invece, scatterebbe la cassa integrazione per 12 mesi. Resterebbero esclusi da questi ammortizzatori i lavoratori dell’indotto, per i quali scatterebbe un sostegno da parte della Regione Emilia Romagna. Anche se a questo scopo andrebbe comunque organizzato un apposito tavolo interlocutorio.

Ma la questione nel frattempo è rimbalzata anche in Toscana, dove operano la Cooperativa Cori e il Consorzio Four, soprattutto nelle sedi di Calenzano e Pontedera, che vantano crediti considerevoli verso la Artoni. Gianfranco Simoncini, consigliere per il lavoro del presidente Enrico Rossi, ha già incontrato i vertici di queste aziende tendendo comunque un orecchio a quanto accadeva a Roma. Anche se la Toscana, prima di prendere impegni ha chiesto alle cooperative in questione di verificare la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione o un sostegno al reddito, incluso il ricorso alla indennità di disoccupazione (Naspi).

Dietro tutte queste situazioni c’è ovviamente un buco di non poco conto. La Artoni cioè si trova con una posizione debitoria importante, vicina ai 200 milioni.

Una fetta importante, di circa 72 milioni, interessa le banche. A essere coinvolti sono diversi istituti, tra cui Cariparma, Dper e Unicredit. 41 milioni invece vengono richiesti dalle società di leasing. Ma l’ammanco più consistente riguarda i fornitori, che attendono 75 milioni di euro. E dietro questa voce ci sono tanti piccoli trasportatori e società di facchinaggio. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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