UFFICIO TRAFFICO

Manomissione del tachigrafo con travestimento: fuori nuovo, dentro vecchio

3 marzo 2017

I tachigrafi 2.0, lanciati nell'ottobre 2012, dovevano avere sensori di velocità resistenti ai campi magnetici e l’attivazione di fonti di informazione indipendenti dai sensori. In pratica, dovevano essere anti-calamita. Ma la storia di questo strumento di registrazione è tutta così: si fa la legge e poi si trova l’inganno. Che peraltro nel tempo si manifesta in diverse forme. L’ultima, appurata dagli specialisti della manomissione, vale a dire la sezione della polizia stradale di Pizzighettone (Cremona), ha qualcosa di particolare. Perché in ben tre casi su altrettanti controlli si sono trovati davanti un tachigrafo di ultima generazione che veniva “silenziato” tramite la vecchia calamita. Com’era possibile?

La risposta agli agenti l’ha fornita l’officina cui si sono rivolti per indagare meglio. In pratica si trattava di un banale travestimento di tachigrafo. Nel senso che, esternamente lo strumento era di tipo 2.0, ma se poi lo si apriva si scopriva che dentro c’era materiale “antico”, messo al posto dei sistemi elettronici più nuovi, opportunamente tirati via. Ovviamente si era provveduto anche ad aggiornare al contrario le carte tachigrafiche, nel senso di riprogrammarle in base alla precedente versione.

Per tutti gli autisti è scattata la sanzione di 1696 euro, la denuncia penale per manomissioni di strumenti finalizzati a garantire la sicurezza sul lavoro e la sospensione della patente. Le aziende, invece, se la cavavano con una segnalazione all’ispettorato del Lavoro, che dovrà andare a verificare la regolarità contributiva degli altri lavoratori. In più, rispetto a casi analoghi, c’è anche un ultimo coinvolgimento, vale a dire quello delle officine, visto che gli agenti stanno verificando anche la possibilità di individuare le officine che avevano provveduto a effettuare il lavoro e a denunciarle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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