FINANZA E MERCATO

Il gasolio scende: ecco perché

30 marzo 2017

Sarà magari lenta, ma la tendenza è netta: il prezzo dei carburanti scende e si vede. Ormai in poche settimane siamo nell’ordine di una flessione superiore al 10% che di certo rende più leggero il rifornimento, a maggior ragione quando si tratta di riempire il serbatoio (anzi, spesso sono due) di un camion. Sulla rete di distribuzione il prezzo self di questi giorni parte anche da 1,270 euro per un litro di gasolio.

Le ragioni? Difficile dirlo con precisione. Di certo l’andamento del prezzo del petrolio segue un andamento particolare. Nelle ultime settimane è crollato vistosamente di oltre il 10%. Questo significa che i tagli alla produzione stabiliti dall’Opec ormai da qualche mese non hanno sortito effetti duraturi. Gli speculatori di borsa, cioè, non hanno più interesse a scommettere a rischio su questa materia prima. Forse anche perché le prospettive di una svolta storica verso un’alternativa al petrolio sembrano concretamente più vicine. In ogni caso è certo che, senza un taglio delle scorte, la deriva al ribasso potrebbe continuare.

Intanto le compagnie petrolifere cercano di correre ai ripari con investimenti mirati. Saudi Aramco, per esempio, nei giorni scorsi ha rilevato per 7 miliardi di dollari il 50% di una raffineria da 300mila barili al giorno che è parte di complesso molto più grande in corso di costruzione in Malaysia per iniziativa della locale Petronas. In cambio i malesi si impegnano a comprare dai sauditi il 70% del greggio necessario all’impianto.

Una mossa a cui la Russia, da sempre in competizione con i sauditi sul mercato asiatico, ha replicato mettendo a segno iniziative analoghe. Come quella che ha portato Rosneft, Trafigura e il fondo Ucp ad acquisire per 10,9 miliardi di dollari Essar Oil, società indiana di raffinazione e distribuzione e, in più, a realizzare una raffineria in Indonesia al fianco di Pertamina. Tutte mosse che servono a rintuzzare gli attacchi degli Stati Uniti in Asia. Dopo la stabilizzazione in basso del prezzo del petrolio, infatti, gli Usa sono riusciti a esportare il loro petrolio di qualità inferiore, il cosiddetto shale oil, prodotto da frammenti di rocce di scisto bituminoso, in moltissime regione, Cina compresa. Insomma, concorrenza agguerrita, che dimostra in modo inequivocabile un eccesso di domanda e quindi giustifica a maggior ragione una caduta dei prezzi. Fin che dura…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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