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CNA-Fita: bocciato articolo antimafia nello Statuto. Per Franchini una «pagina nera»

3 aprile 2017

Ormai da qualche anno in CNA-Fita esistono due anime: quella espressa da Cinzia Franchini e quella che la stessa presidente definisce la «solita minoranza». Scontri e confronti nel corso del tempo non sono mancati. Ma evidentemente non sono nemmeno finiti. Ieri nfatti è andata in scena l’ultima rappresentazione. A Bologna si svolgeva il Consiglio nazionale per l’approvazione del nuovo Statuto, l’ultimo prima dell’assemblea che a giugno rinnoverà le cariche dell’associazione. La presidenza della Franchini aveva proposto una modifica dello statuto, deciso per consacrare il ruolo della CNA-Fita quale organizzazione sociale impegnata a contrastare le «organizzazioni criminali e gli elementi a base dell’impresa mafiosa» e a rimarcare il suo «interesse specifico e diretto a costituirsi parte civile ogni qualvolta, nei processi giudiziari, dai reati contestati agli imputati, derivi la lesione della personalità dell’Unione».

Al momento di andare al voto però, questo articolo riceveva il voto contrario di 19 consiglieri e siccome erano presenti 38 dei 60 membri effettivi del Consiglio finiva per essere bocciato. Peraltro, nel corso della riunione i consiglieri protagonisti di questa votazione diffidavano la presidenza dal diffondere i loro nomi.

Si consumava così quella che Cinzia Franchini ha definito «una delle più brutte pagine di questa storica associazione che evidentemente più di qualcuno non vuole sia rinnovata e rilanciata». Franchini ha anche aggiunto che a ferirla «non sono i colpi bassi quanto invece l’ostinata e complice repellenza che alcuni apparati sclerotizzati nella CNA come nella FITA vivono rispetto al necessario rilancio dell’intera rappresentanza di impresa su temi come quelli della legalità e del contrasto al crimine organizzato».

Franchini ha anche ricordato come con la votazione di ieri si è finito per oscurare anche il risultato più importante sul tema della legalità, quello cioè di essere stata la prima e unica associazione dell’autotrasporto in Italia a costituirsi parte civile in processi di mafia.

A questo punto, tutto lascia presuppore che l’assemblea chiamata tra pochi mesi a eleggere i nuovi organi direttivi dell’associazione non sarà una scampagnata tra amici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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