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Costi di riferimento: l'Antitrust non li ama, ma spiega come andrebbero elaborati

5 aprile 2017

Le associazioni di categoria dell’autotrasporto reclamano a gran voce – e anzi le inseriscono anche nelle rivendicazioni poste alla base delle proteste in via di esplosione – la pubblicazione dei costi di esercizio di riferimento, vale a dire la versione “non obbligatoria” rimasta in vita dopo l’abrogazione dei costi minimi di sicurezza. E tale pubblicazione sarebbe di competenza del ministero dei Trasporti. Così già lo scorso 5 dicembre il sottosegretario ai Trasporti ha preso carta e penna e ha richiesto un parere all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sull’opportunità di questa iniziativa. Lo scorso 8 marzo – anche se la sua pubblicazione nel Bollettino dell’AGCM a firma del presidente Giuseppe Petruzzella è avvenuta due giorni dopo – l’Autorità ha risposto ribadendo le argomentazioni già espresse in passato quando il ministero, subito dopo la modifica dell’art. 83 bis del D.L. n. 112/2008 da parte della Legge di Stabilità 2015, aveva elaborato una serie di valori indicativi rispetto ai costi di esercizio del settore, indicando oltre al gasolio, anche il trattore, il semirimorchio, il conducente, i pneumatici.

In pratica l’AGCM, che già non aveva gradito quella determinazione giudicandola restrittiva della concorrenza, risponde alla richiesta di parere del sottosegretario confermando l’illegittimità di pubblicazioni su voci di costo e invitando il ministero ad adottare «ogni accorgimento necessario a minimizzare il rischio, ad oggi elevato, che la definizione dei valori indicativi di riferimento finisca di fatto per condizionare indebitamente la libera contrattazione tra le parti». In termini più operativi l’AGCM consiglia «di individuare valori dettagliati per ogni singola componente di costo medio», di aggregare «tali voci il più possibile, in modo da tenere conto anche della possibilità di combinare in più modi gli input produttivi realizzando analoghi risultati, sia sotto il profilo dell’efficienza che della sicurezza». Valori aggregati che, secondo l’Autorità, «andrebbero comunque forniti sotto forma di forcelle, il più possibile ampie».

Infine, l’AGCM auspica che il ministero modifichi l’impostazione dei costi, «per cui tutte le componenti di costo risultano costituite da costi fissi non dipendenti dalle capacità imprenditoriali», fatta eccezione per il “costo dell’organizzazione”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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