UFFICIO TRAFFICO

Terrorismo: da aprile più controlli alle frontiere di Schengen. Possibili code in Croazia

10 aprile 2017

L’attentato nel centro di Stoccolma è avvenuto venerdì 7 aprile, lo stesso giorno in cui entrava in vigore un regolamento europeo pensato proprio per fronte a un possibile intensificarsi dell’onda terroristica, determinata dai tanti foreign fighter di ritorno. Cosa dice questo regolamento? In pratica prevede che, alle frontiere esterne dello spazio Schengen, vengano intensificati i controlli, indirizzandoli anche verso gli stessi cittadini dei paesi membri. Il problema riguarda tutte le tipologie di accesso – terrestri, marittime e aree – e tutti i tipi di transiti, sia di persone che si cose, sia in entrata che in uscita. A determinare possibili lungaggini sono soprattutto i controlli ai documenti, da svolgere attraverso una verifica all’interno di tre diversi database: il Sistema Informativo Schengen (Sis), la banca dati dell’Interpol sui documenti di viaggio rubati e smarriti e le diverse banche dati nazionali sempre dedicate a documenti rubati e smarriti.

I problemi principali possono riguardare in particolare le frontiere tra due Stati, entrambi appartenenti all’Unione europea, ma l’uno aderente a Schengen e l’altro no. Il caso più vicino all’Italia è quello del confine tra Slovenia e Croazia, ma un po’ più in là sono interessati dalla stessa problematica anche quelli con Bulgaria e Romania, altri paesi cioè fuori da Schengen. Ora è chiaro che se effettivamente ogni persona fosse controllata andando a inserire il nominativo in tre diverse banche dati, ci creerebbero, soprattutto durante la stagiona estiva, code interminabili. Fino a oggi, infatti, gli Stati arrivavano a effettuare controlli dettagliati soltanto in casi rari o quando le circostanze lo inducevano, mentre per il resto si limitavano a un controllo visivo.

Il consiglio, quindi, quando si programmano dei viaggi che prevedono il transito di una frontiera esterna all’area Schengen conviene considerare un tempo superiore a quello calcolato fino a oggi. L’unica speranza è che, se effettivamente le tempistiche dovessero allungarsi a dismisura, lo stesso regolamento 2017/458 prevede possibili deroghe. In pratica, stando a quanto si legge nella normativa europea, se i controlli finissero per «avere un impatto sproporzionato sul flusso di traffico, uno Stato membro può decidere di effettuare tali verifiche in modo mirato a specifici valichi di frontiera, a seguito di una valutazione dei rischi connessi con l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica…». Insomma, se il rischio in termini di sicurezza è ridotto, mentre è alto quello di congestionare il traffico, viene consentito di limitare i controlli ad alcuni punti d’accesso, comunicando tale decisione all’Agenzia della guardia di frontiera e costiera europea, alla Commissione e agli altri Stati membri. Il tutto però soltanto in periodi particolari e comunque ridotti, come per esempio un ponte pasquale. 

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