FINANZA E MERCATO

I trasportatori creditori dell'Ilva pretendono la prededucibilità: le trattative per evitare la protesta

6 luglio 2017

Sta diventando sempre più complessa la vicenda che lega l'Ilva all'autotrasporto. Come si sa, l’acciaieria tarantina ha 4 miliardi di debiti non pagati e tra questi compaiono anche 25 milioni vantati da aziende di autotrasporto. Questo settore, per non entrare nel calderone complessivo, chiese già a suo tempo, circa due anni fa, una prededucibilità, vale a dire essere considerati privilegiati rispetto agli altri crediti, quelli cioè con altri titoli di prelazione e quelli chirografari. Ma a questo scopo serve una apposita legge che lo prevede. Ma esiste questa legge? E qui parte la polemica. Quando due anni fa montò la protesta dell’autotrasporto, il governo convocò un vertice presso il ministero dello Sviluppo proprio per inserire gli autotrasportatori tra i creditori prededucibili dell’Ilva. Così si preparò un emendamento inserito al Maxi Emendamento in elaborazione in quel momento, anche se in questo testo il termine «autotrasporto» in effetti non veniva fuori in maniera chiara. Tanto che il ministero dello Sviluppo economico cercò di fugare ogni dubbio con una nota diffusa a metà febbraio 2015 con cui chiariva che «nella categoria dei crediti prededucibili rientrano quelli di imprese che hanno contribuito allʼattività di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti produttivi, ivi comprese le imprese di autotrasporto che consentono la manutenzione di materie prime, merci e prodotti finiti e la funzionalità degli impianti produttivi».

Il Tribunale contrario alla prededucibilità
Tutto risolto? Nemmeno per sogno. A prescindere dalla nota, infatti, rimase una scarsa chiarezza normativa e non a caso, quando il Tribunale di Milano si è trovato di fronte la questione se concedere o meno questa condizione di privilegio, è rimasto scettico e si è detto contrario all’ammissione richiesta dai commissari. E da lì si è mosso un grande movimento che vede gli autotrasportatori sul piede di guerra, le associazioni di categoria impegnate a battere tutte le strade possibili per una soluzione e i politici che cercano di entrare dentro una questione non sempre comprensibile ai più.

Un'interpellanza parlamentare a Gentiloni
Gianfranco Chiarelli, per esempio, parlamentare di Direzione Italia eletto in Puglia, ha depositato una interpellanza parlamentare per chiedere al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro per lo Sviluppo Economico un sostegno straordinario per quelle imprese che senza la prededuzione rischiano di chiudere.

Chiarelli nel testo dell’interpellanza ricorda infatti che nel «contesto generale di grave crisi economica del territorio il provvedimento che nega la prededuzione per i crediti pregressi degli autotrasportatori tarantini, rischia di creare le condizioni per un generalizzato default delle aziende. E’ ipotizzabile che nei prossimi giorni siano programmate nuove azioni di protesta degli autotrasportatori, con ogni possibile conseguenza anche sul piano dell’ordine pubblico». Ecco perché sarebbe auspicabile – come chiede il deputato – un intervento «con provvedimenti straordinari atti a sostenere in generale l’economia del territorio ionico attraverso lo stanziamento di fondi che anticipino e garantiscano i crediti degli autotrasportatori e piccoli fornitori dell’appalto Ilva». Oppure si potrebbero approvare «provvedimenti che sospendano procedimenti esecutivi e/o il pagamento di imposte e tributi per le aziende coinvolte».

Imminente un incontro commissari-autotrasporto
Altro intervento politico che si è registrato è quello del parlamentare del PD Ludovico Vico, il quale ha incontrato i commissari straordinari dell’Ilva e, dopo tale confronto, ha informato sulla loro disponibilità a incontrarsi in tempi strettissimi e a trovare in fretta un punto di incontro. Rispetto al diniego del Tribunale di Milano di riconoscere la prededucibilità dei crediti precedenti all’amministrazione straordinaria, Vico ha sostenuto che «a favore dei trasportatori c’è una norma di legge del Parlamento». Tutto sta quindi trovare «le forme affinché questa norma sia ulteriormente esplicitata e quindi applicata. Nel frattempo, è opportuno che i trasportatori, al pari dell’indotto, abbiano una serie di rassicurazioni e perciò, auspico questo confronto con i commissari, di cui prendo atto della disponibilità. Così come prendo atto che l’amministrazione straordinaria di Ilva non si opporrà se, come pare avverrà, i trasportatori impugneranno al Tribunale di Milano il provvedimento del giudice relativo alla loro esclusione della prededuzione».

Uggè:  «Per riispettare gli impegni del governo serve un emendamento»
Da ultimo si è registrata anche la presa di posizione del presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, secondo cui «non sarà possibile all’autotrasporto sopportare un cambiamento di linea rispetto a quanto concordato e validato dal ministero dell’Economia» che riconosceva la prededucibilità dei crediti. Uggè, dopo aver sottolineato come «i problemi da affrontare tocchino la gestione commissariale per la parte dei tempi di pagamento che vanno riportati ai termini dell’accordo», ha sottolineato che serve «un emendamento che confermi ciò che è stato concordato tra autotrasporto e Governo». In pratica riconoscendo che l’attuale legge presenta degli aspetti lacunosi o comunque dubbi, che andrebbero chiariti in modo esplicito con un emendamento.

Nel frattempo, anche Uggè, come aveva preallertato l’onorevole Chiarelli nel testo dell’interpellanza, ha confermato che effettivamente «venerdì 7 i trasportatori che operano nelle basi Ilva si troveranno alla Fai per assumere ogni decisione utile a tutelare i loro diritti». Senza risposte concrete – conclude il presidente di Conftrasporto – «sarà difficile evitare azioni di natura sindacale che gli interessati decideranno autonomamente di attuare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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