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Il marebonus affonda? Ecco come Confitarma e Alis chiedono (in modo diverso) di salvarlo

18 settembre 2017

Ferrobonus e marebonus da sempre procedono di pari passo. D’altra parte sono due forme di incentivo che servono a trasferire il traffico merci dalla strada ad altre modalità di trasporto. Ferro e mare, appunto. Ma quest’anno l’accoppiata non ha funzionato. Il ferrobonus è legge dallo scorso 16 agosto e anzi le domande vanno presentate entro il 2 ottobre, mentre il marebonus langue. Perché? Come già altre volte in passato, diciamo che c’entra l’Europa e in particolare la Commissione europea. Perché quando il 19 dicembre 2016 l’organo di governo comunitario diede il via libera all’incentivo, specificò proprio per evitare contraddittorie esperienze del passato, che il marebonus in quanto “aiuto” alle imprese andava destinato agli armatori che poi ne dovevano ribaltare almeno il 70% sugli autotrasportatori, specificando pure che questo “aiuto” non può superare l’importo degli investimenti sostenuti dall’armatore per poter far accedere gli autotrasportatori all’incentivo.

Non avete capito perfettamente il significato di questi chiarimenti della Commissione? Non vi preoccupate: non siete soli. Perché a tanti è sorto il dubbio su cosa effettivamente volesse significare quel termine “aiuto”.

Confitarma, per esempio, sostiene che, visto che «il marebonus è rivolto all’autotrasporto e che gli armatori non ne devono beneficiare se non per compensare gli investimenti richiesti, secondo l’interpretazione logica le compagnie di navigazione devono poter recuperare il costo degli investimenti effettuati per poter accedere al marebonus, “ribaltando” agli autotrasportatori almeno il 70% del contributo ricevuto». Scendendo nel venale, questo ragionamento porta a numeri molto precisi: se i soldi stanziati ammontano a 128 milioni di euro, gli armatori dovrebbero investire non meno di 38 milioni di euro per attivare l’incentivo di 90 milioni di euro a favore degli autotrasportatori (70% del contributo), con una compensazione di non più di 38 milioni di euro (30% del contributo) per gli investimenti effettuati.

Questo, almeno, il ragionamento in termini logici. Ma se ci si basa invece sull’interpretazione letterale, l’intero contributo ricevuto dalle compagnie di navigazione dovrebbe essere considerato un “aiuto”. E a quel punto, per garantire agli autotrasportatori gli stessi 90 milioni di euro, le compagnie di navigazione dovrebbero investire per miglioramenti dei servizi esistenti 128 milioni di euro, vale a dire l’intero stanziamento previsto per il marebonus, recuperandone poi al massimo 38 milioni di euro. Altri 90 milioni dovrebbero essere spesi soltanto per consentire all’autotrasporto di usufruire dell’incentivo.

Fatto sta che nessuno se la sente se effettivamente la corretta interpretazione sia quella logica o piuttosto quella letterale. Ed ecco il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è rivolto nuovamente a Bruxelles per chiedere formalmente il significato da attribuire alle parole. Siccome però a Bruxelles tutto tace, anche a Roma non se la sentono di emanare il decreto attuativo dell’incentivo. Ma il tempo passa e così da più parti comincia a montare insofferenza. La già citata Confitarma, per esempio, ha chiesto al ministero di sollecitare la risposta di Bruxelles e ha auspicato che questa possa giungere prima dell’emanazione del decreto. Perché se la risposta fosse nel senso di prediligere l’interpretazione letterale, molto probabilmente – secondo il parere della confederazione degli armatori – il marebonus si rivelerebbe una misura inutile.

Altri solleciti, seppure con tutt'altro approccio, arrivano anche da Alis. Il presidente di questa associazione, Guido Grimaldi, sostiene che nell’attesa «le aziende dell'autotrasporto hanno creduto a tal punto nello strumento da indirizzare i propri investimenti verso un trasporto sempre più intermodale». Ragion per cui, per risolvere la discussione interpretativa con logica e buonsenso sarebbe opportuno, secondo lo stesso Grimaldi, «insistere con la Commissione Europea per far avere i finanziamenti direttamente agli autotrasportatori, come previsto dal vecchio Ecobonus». A quel punto si «consentirebbe alle aziende di autotrasporto di scegliere, nel rispetto dei principi del mercato europeo, l'operatore marittimo con cui imbarcare».

Il presidente di Alis aggiunge pure che «si stanno creando evidenti disparità. Da una parte si danneggiano alcuni operatori e dall’altra si finanziano, con oltre 70 milioni di euro, altri 'privilegiati’. C'è chi garantisce prestazioni e chi riceve senza onorare gli impegni assunti. Si altera cosi il mercato e la leale concorrenza e si fanno crescere disparità quando si premiano rendite di posizioni, spesso inspiegabili e ingiustificate, e non chi ha messo in campo investimenti. Pionieri e costruttori di opportunità, fra gli armatori e le stesse compagnie dell'autotrasporto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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