UFFICIO TRAFFICO

Megacontrabbando di alcolici a Rieti, arrestati due spedizionieri

25 settembre 2017

Importavano grosse quantità di alcool dall’estero, da inviare fraudolentemente in Italia e in altri Paesi europei, eludendo così il pagamento dell’Iva e delle accise. Una vera e propria associazione a delinquere internazionale che è stata bloccata e arrestata nei giorni scorsi dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Rieti, con la collaborazione della Polizia tributaria di Ancona e del Servizio Centrale Antifrode della Dogana di Roma e Bologna.

L'operazione “Meeting” si è conclusa con l’arresto di 8 persone, residenti in Italia, Gran Bretagna e Romania, tra cui due spedizionieri. La banda avrebbe venduto tra gennaio 2015 e giugno 2016 prodotti alcolici senza pagare Iva e accise. Il sistema era semplice: certificati doganali falsi facevano risultare che gli alcolici provenissero da magazzini in sospensione d'imposta situati in Europa e fossero esportati dal porto di Ancona verso alcuni Paesi africani. Invece i liquori venivano venduti all'interno dell'UE, evadendo perciò le imposte.

«L'attività investigativa – spiega la Finanza in una nota stampa – ha accertato che alcuni finanziatori indopakistani della City di Londra, attraverso la mediazione di broker italiani e rumeni residenti all'estero, offrivano per ogni falsa spedizione all'estero un compenso di circa 12.000 euro. Il sodalizio, grazie alla connivenza di spedizionieri e un funzionario pubblico corrotti, riusciva a regolarizzare le movimentazioni delle merci attraverso l'emissione di falsi documenti amministrativi elettronici denominati e-AD. Tali documenti, che hanno sostituito i vecchi formulari cartacei, sono obbligatori per accompagnare la circolazione dei prodotti soggetti ad accise circolanti, sia a livello nazionale che a livello comunitario, in sospensione di tale imposta».

Tre persone lasciavano il denaro in alcune valigette in camere d'albergo del Centro Italia.
La Finanza ha pedinato gli indagati: un residente a Spoleto fungeva da collegamento con inglesi e rumeni e un faccendiere romano dirigeva le attività illecite in Italia, coinvolgendo il funzionario doganale e i due spedizionieri, che lavorano nel porto di Ancona. Erano questi ultimi a far in modo che su determinati carichi fosse apposto il timbro che certificava una destinazione extracontinentale, mentre in realtà quelle consegne entravano in Italia senza che fosse pagata l'accisa.

Durante l'inchiesta, i finanzieri hanno scoperto in un deposito fiscale di Spoleto oltre 22.000 kg di vodka che avrebbero dovuto essere lontani dall’Italia (denunciate a piede libero tre persone) e, in seguito, altri 56.000 kg di alcol puro vicino Caserta. Secondo gli inquirenti il valore commerciale del traffico delle 1.200 tonnellate di vari prodotti è di 6 milioni di euro, con un'evasione dell'accisa e dell'Iva di 4 milioni.

Alle persone arrestate sono stati contestati a vario titolo reati di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione e al pagamento delle accise, nonché quelli di corruzione e falsità in atti, con l'aggravante della transnazionalità. La serie di accuse, se verrà accertata dalla magistratura, prevede la reclusione fino a 16 anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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