UFFICIO TRAFFICO

Ubriaco e senza carta inserita: ma alle sue spalle una triste storia di sfruttamento

26 settembre 2017

È possibile guardare il dito senza vedere la luna? È possibile giudicare e condannare un povero autista rumeno fermato alla guida di un veicolo privo di disco del tachigrafo inserito e con un tasso alcolemico altissimo, senza interrogarsi sul sistema aberrante che c’è alle sue spalle? No, non è possibile, perché i due momenti sono parte della stessa narrazione, anzi sono l’uno causa dell’altro. Ma vediamo i fatti.

Tutto inizia un paio di giorni fa quando il conducente rumeno viene fermato a Collecchio (Parma) mentre circola in una zona interdetta alla circolazione dei veicoli pesanti. Una leggerezza che la dice già lunga sulle sue condizioni. In effetti, quando gli agenti del Nucleo autotrasporti della Polizia Pedemontana gli chiedono i documenti capiscono subito che l’uomo non è completamente in sé. A quel punto lo sottopongono a un alcoltest che conferma quella che era più di una sensazione: 2,16 g/l, quindi oltre l’1,5 g/l che fa scattare nei confronti dei conducenti professionali (per i quali il limite alcomico è “zero”) pesanti sanzioni. Ma non è tutto, perché continuando i controlli all’interno del veicolo, gli agenti si sono accorti che nel tachigrafo non era stata inserita la carta per le registrazioni. L’autista si è giustificato sostenendo che non stava lavorando: aveva scaricato qualche cassetta di pomodori e poi, terminati gli impegni, era andato a mangiare usando il camion per spostarsi. Giustificazione strampalata che gli agenti hanno raccolto per quello che vale. Anche se, da quel momento in poi, deve essere iniziata una sorta di secondo tempo del controllo e la storia raccontata è diventata del tutto diversa. E forse anche gli uomini della polizia ne saranno rimasti in qualche modo colpiti. Per quale motivo?

Molto semplicemente, andando a ricostruire i documenti di lavoro del quarantottenne rumeno gli agenti hanno appurato che la sua assunzione a tempo determinato risaliva al 26 luglio scorso, subito dopo essersi presentato in un’agenzia di lavoro di Bucarest, di proprietà di soci italiani, che lo aveva spedito nella penisola  a dare man forte alla campagna del pomodoro. L’azienda a cui era stato destinato era di Caltanissetta, che nei contratti figurava subappaltatrice di una società che si era aggiudicata una grande commessa per gestire la movimentazione del pomodoro di un grande produttore. Così, per poche centinaio di euro in cambio, il conducente era partito, aveva preso in carico il camion e da quel momento praticamente non era più sceso: dal 26 luglio al 26 settembre aveva dormito, mangiato e lavorato su quel mezzo. Per lui era diventato cioè un po’ come un guscio per una tartaruga e non a caso se lo portava dietro anche nei momenti di “non lavoro”.

Ora, non sappiamo cosa abbiano pensato gli agenti davanti a questa triste storia, ma forse saranno stati mossi da un moto di pietismo. Almeno questo si è indotti a pensare nel riscontare la sanzione tutto sommato modesta con cui hanno punito l’autista: ritiro della patente – perché di meno vista la guida con quel livello di tasso alcolemico non era possibile – e 890 euro di multa, comprensiva del transito in area vietata alla circolazione e mancata registrazione del tachigrafo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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