FINANZA E MERCATO

Scania, condannata a pagare 880 milioni dalla Commissione UE, annuncia ricorso

30 settembre 2017

Secondo l’Antitrust europeo anche Scania faceva parte del cartello che dal 1997 al 2011 era stato costituito da sei grandi costruttori di camion per concordare i prezzi dei veicoli e l’introduzione delle tecnologie con cui ridurre le emissioni. E per questo ha ricevuto una multa esorbitante dalla Commissione europea di più di 880 milioni di euro. Come si ricorderà, infatti, nell’indagine sul cartello, iniziata ormai qualche anno, anche Daimler, DAF, Iveco e Volvo Trucks erano state pesantemente punite con una sanzione complessiva di 3,8 miliardi di euro. Era stata risparmiata MAN, perché era stata la prima a collaborare nell’inchiesta. Anche gli altri costruttori coinvolti, però, avevano ammesso le proprie responsabilità e il patteggiamento aveva comportato una riduzione della sanzione nell’ordine del 10%. Scania, invece, società del gruppo Volkswagen come peraltro MAN, aveva negato ogni addebito e quindi aveva costretto l’Antitrust a nuove indagini. Ora, conclusa anche questa fase, arriva da Bruxelles la decisione che condanna la casa svedese, attribuendole una partecipazione attiva nel cartello e definisce una sanzione monetaria che di fatto non viene alleggerita di quello sconto di cui avevano beneficiato gli altri costruttori. 

La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, è stata molto drastica sul punto: «I camion coinvolti rappresentano circa i tre quarti del trasporto di beni in Europa e giocano un ruolo vitale nell’economia europea. Invece di fare cartello sui prezzi, queste aziende produttrici di autocarri avrebbero dovuto competere l’una contro l’altra, anche sul piano del rispetto ambientale».

Secondo le conclusioni, poi, si è appurato che, a partire dal 2004 la gestione del cartello venisse affidata alla filiali tedesche delle diverse case, che comunicavano (con un po’ di leggerezza, verrebbe da aggiungere) attraverso posta elettronica acquisita dagli inquirenti. 

Appresa la notizia, però, dal quartier generale di Scania in Svezia, a Södertälje, è stato diffuso un secco comunicato in cui si ribadisce l’estraneità della casa nella vicenda e si annuncia l’intenzione di presentare ricorso alla magistratura comunitaria. Oltre a contestare fermamente «tutte le conclusioni e le affermazioni della Commissione Europea», in Scania sottolineano anche di aver «collaborato con la Commissione europea fornendole informazioni e le spiegazioni richieste per tutto il periodo dell’inchiesta».

Insomma, per mettere definitivamente la parola «fine» a questa lunga indagine bisognerà attendere anche del tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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