FINANZA E MERCATO

I porti italiani affondano nella troppa burocrazia

10 ottobre 2017

I porti sono «le valvole cardiache del nostro sistema di trasporti» e la riforma avviata dal ministro Delrio «va nella direzione giusta» ma nel nostro Paese «c'è ancora troppa burocrazia, le diverse autorità portuali non operano ancora come potrebbero, e tutto ciò sta producendo un rallentamento complessivo nel traffico merci» è l’allarme lanciato dal presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, durante i lavori della seconda giornata del 3° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio.

Dallo studio dell’associazione emerge un sistema portuale e logistico italiano stagnante, sì in crescita negli ultimi 12 anni dell’8,07%, ma di ben poca cosa rispetto al 49,70% di incremento del sistema portuale spagnolo.

Analizzando i dati della merce movimentata dai principali porti europei risulta poi che mentre l’Europa a 28 nel 2016 ha sostanzialmente recuperato i livelli pre-crisi delle movimentazioni portuali, l’Italia ha movimentato oltre 76 milioni di tonnellate di merce in meno rispetto al 2007, con un differenziale negativo del 15%.

Il ruolo dell’Italia nelle movimentazioni portuali europee, nel tempo, si è via via ridotto. Il nostro Paese corre il rischio di perdere l'occasione della Via della Seta; Pasquale Russo, segretario di Conftrasporto contabilizza che «In dieci anni, dal 2005 al 2015, le quote di traffico complessivo in Italia sono passate dal 23% al 19%».

Sul fronte della realizzazione delle infrastrutture l’Italia soffre di un grosso deficit di pianificazione e controllo oltre che di tempi di programmazione, progettazione ed esecuzione. Dei 25 principali porti italiani, solo 6 - Genova, Trieste, La Spezia, Livorno, Civitavecchia e Cagliari - hanno definito un Piano Regolatore Portuale, come prevedeva la legge di riforma n. 84 del 1994 e di questi, solo tre (Livorno, Trieste e Cagliari) hanno colto le opportunità di governance e semplificazione offerte dalla riforma Delrio. «Il problema in Italia è che i soldi, stanziati dall'Europa, ci sono, ma non vengono spesi - ha confermato Russo - La riforma da sola non basta, sono le autorità di sistema che devono lavorare. Molte non lo fanno».

La maggioranza dei porti italiani hanno piani portuali vecchi, il tempo medio di approvazione dei rispettivi piani è di 54,33 anni; mentre, ad esempio, in Spagna per la nuova Stazione Ferroviaria di Arganzuela sono bastati 18 mesi, in Francia per la progettazione ed esecuzione di 4 lotti autostradali da 20 a 44 km con rilevanti opere di ingegneria sono stati impiegati 24 mesi di lavori. A Napoli, invece, sempre per fare un esempio, le attività di escavo di 1,3 milioni di metri cubi sono state avviate nel 1999 e solo a gennaio 2018 sarà possibile assistere alla prima bennata (sono circa 19 anni). 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home