FINANZA E MERCATO

Respinto il 70% delle domande per Ape Social: colpa della burocrazia... usurante

23 ottobre 2017

Vi ricordate l’Ape social, quello con cui veniva garantito ad alcune categorie di lavoratori la possibilità di anticipare fino a tre anni e sette mesi la pensione, senza dover passare dal prestito concesso dallo Stato? Ma certo che ve lo ricordate anche perché per la prima volta i conducenti di veicoli pesanti adibiti al trasporto merci venivano considerati lavoratori usuranti. Una prima volta un po’ arrancata, a dire il vero. Perché già l’iter di approvazione della misura è stato lungo e complesso, ma anche gli esiti per molti si stanno dimostrando una doccia fredda. 

Alla fine della scorsa settimana, infatti, la direttrice generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, si è presentata alla commissione Lavoro della Camera, e ha detto senza mezzi termini che quasi il 70% delle domande presentate per ottenere l’Ape social entro la prima scadenza del 15 luglio sarebbe stato respinto. Per la precisione 44.306 domande su un totale di 66.000: per la precisione 25.895 per l’Ape sociale (65%) e 18.411 da lavoratori precoci (70%). Ovviamente, dire quanti all’interno di questi siano autisti di camion, allo stato attuale è impossibile. Ma di certo molti ci saranno finiti dentro.

Il ministero del Lavoro si è subito affrettato a precisare che queste statistiche sono state elaborate prima che l’Inps, lo scorso 13 ottobre, ricevesse nuovi indicazioni ministeriali che dovrebbero portare a rivedere alcune domande e magari ad accettarle. Ma il trend è quello e tale resterebbe anche se, com’è stato valutato, venissero ripescate 2.100 domande in precedenza respinte.
Ma cos’è che non ha funzionato? Rispetto alla categoria degli “usurati”, per esempio, sembra che non abbia funzionato il protocollo per lo scambio di informazioni tra Inps, Inail, ministero del Lavoro, Anpal e Ispettorato del lavoro. Dai sindacati invece si punta l’indice sulle rigidità e sulle complicazioni procedurali che hanno finito per far cadere molti in errore.

Comunque sia, allo stato attuale delle cose si finirà per spendere circa la metà di quanto si era stanziato. Prospettiva un po’ desolante, che finisce per non far felice nessuno, né chi ha concepito la misura, né chi ambiva a beneficiarne.
A questo punto rimane soltanto un’ultima finestra possibile: quella di presentare domanda per l’APE entro il termine ultimo del 30 novembre. A maggior ragione sapendo che fondi disponibili ci sono ancora. E chissà che magari stavolta non andrà meglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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