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Serracchiani a Delrio: «Il distacco fa male all’autotrasporto italiano. Ecco perché»

2 novembre 2017

L’autotrasporto interessa poco alla politica. Ma forse più in generale entrano in un cono d’ombra tutte le questioni che riguardano la parte debole del mondo del lavoro, anche perché spesso la debolezza è strumentale allo sfruttamento di un qualche forte di turno. Tutto questo è dimostrato in maniera evidente dalla recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri degli Affari Sociali europei di una direttiva sul distacco internazionale dei lavoratori, sicuramente migliorativa in termini di tutele perché di fatto limita il tempo del distacco stesso a un massimo di 12 o (con il consenso dello Stato ospitante) di 18 mesi, ma soprattutto equipara la busta paga del distaccato a quella dei colleghi stranieri al cui fianco si troverà a lavorare, integrandola con una serie di indennità prima escluse. Una normativa che il presidente francese Emmanuel Macron ha trasformato in un’autentica bandiera e la cui approvazione, non a caso, è stata seguita, riferita e commentata da tutta la stampa transalpina. In Italia, invece, è passata praticamente sotto silenzio, così come l’altra notizia agganciata alla prima, relativa all’approvazione della direttiva: l’esclusione dei dipendenti delle aziende di autotrasporto, primi tra tutti i conducenti, dall’applicazione delle nuove migliorative regole.

Ecco perché merita di essere sottolineata la presa di posizione di Debora Serracchiani, attualmente presidente della Regione Friuli Venezia ma in passato membro della Commissione Trasporti del Parlamento europeo e quindi attenta alle vicende dell’autotrasporto di merci, che non soltanto prende posizione su questa vicenda, ma lavora anche d’anticipo, gettando lo sguardo sulle prossime mosse che attendono Italia ed Europa sull’argomento. Perché – va ricordato – l’esclusione dell’autotrasporto dalla direttiva sul distacco, è giustificato attraverso un rinvio ad altra normativa in fieri, quella cioè proposta dalla Commissione europea e meglio nota come “Pacchetto Mobilità”. Cosa prevede e quando sarà affrontata la discussione di questo pacchetto è proprio Serracchiani a ricordarcelo, sottolineando che, «in vista della riunione dei Ministri dei trasporti Ue che è attesa per l'inizio di dicembre», sarebbe meglio che l’Italia «prima di assecondare le spinte verso una maggiore liberalizzazione», assumesse una posizione per «favorire la creazione di condizioni omogenee». Un auspicio che la presidente del Friuli Venezia Giulia ha messo nero su bianco in una lettera inviata al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, in cui ricorda il «grande disagio della categoria dell’autotrasporto che, in particolar modo in Friuli Venezia Giulia, patisce da molto tempo quella che possiamo definire senza esitazioni una concorrenza sleale da parte di società prevalentemente dell'est Europa».

Molto interessante poi il passaggio in cui Serracchiani, facendo esplicito riferimento all’accordo con cui si è sancita una riforma del distacco internazionale eccettuando il trasporto stradale, sottolinea come, tale decisione per un verso «vede ancora una volta soddisfatte in primo luogo le richieste dei Paesi che praticano più assiduamente il cabotaggio e da cui viene attinto personale remunerato a basso costo», ma soprattutto genera «conseguenze negative sul tessuto imprenditoriale della mia regione e non solo».

Il motivo di tale deriva, aggravato dalla decisione di tener fuori il trasporto stradale dalla disciplina del distacco, viene spiegato molto chiaramente dalla presidente: «A differenza dei lavoratori degli altri settori che operano in regime di distacco internazionale, gli autisti dell'autotrasporto internazionale continueranno a operare con l’attuale Direttiva del 1996, ossia senza una disciplina comunitaria sul salario minimo, e lavoreranno così con quello del Paese di provenienza. In sostanza, con l'esclusione degli autotrasportatori dal principio 'per lavoro uguale, salario uguale', alte rimangono le barriere che impediscono alle nostre imprese di competere con successo sul nostro stesso territorio».

Proprio per questo, la lettera termina con la richiesta esplicita rivolta a Delrio che «siano recepite le necessità di una categoria che rappresenta uno dei pilastri della filiera della logistica in Italia, oggi in grave difficoltà».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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