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L’Optifuel Challenge guarda a Est: Italia ottava

2 novembre 2017

Primo un bulgaro, secondo un rumeno. La manifestazione voluta da Renault Trucks per eleggere il migliore eco-driver 2017 viene dominata dagli autisti della parte orientale dell’Europa. Sintomo evidente di un trasporto che cambia. Onorevole ottavo posto per Daniele Lucertini del Carp di Pesaro

Primo un conducente bulgaro, Plamen Ivanov (Sunny Co), e secondo uno rumeno, Adrian Tintea (Tintar Spedition). È questo l’esito dell’Optifuel Challenge, la manifestazione voluta da Renault Trucks per eleggere il miglior eco-driver 2017. Alle loro spalle il lussemburghese Jochen Karl-Heinz Becker della Tri Kipper, mentre Daniele Lucertini, il vincitore della finale italiana, si piazza ottavo a non troppa distanza dai migliori.

Ora è vero che ogni gara ha una storia a sé e che in competizioni come queste, organizzate su strade pubbliche, anche la fortuna può avere un ruolo importante. Però, se dopo 80 tappe in cui si sono misurati circa 3.000 autisti in rappresentanza di 2.300 aziende e di 29 nazioni, a vincere sono due conducenti provenienti da Bulgaria e Romania, vale a dire i paesi entrati da ultimi nell’Unione europea, quelli in cui hanno sede le aziende (spesso frutto di delocalizzazione) accusate di approfittare dei ridotti costi del lavoro per praticare concorrenza sleale, quelli da cui provengono gli autisti più odiati dai colleghi sui social network perché visti come un pericolo per la sopravvivenza del proprio posto di lavoro, forse ci sarà una ragione.

Così, abbiamo provato a rintracciarla seguendo piste il più possibile vicine alla manifestazione. La prima, in modo inconsapevole, la esprimeva proprio Daniele Lucertini volando verso Toledo, città teatro dell’ultimo atto della manifestazione, il pomeriggio precedente alla finale: «Ho notato che negli ultimi tempi diversi trasportatori bulgari e rumeni hanno alzato la testa e spesso chiedono tariffe di trasporto più alte che in passato». E dietro questa tendenza nascente, c’è un’acquisizione di consapevolezza da parte di alcune aziende dell’Est di essere cresciute in competenza e professionalità e quindi di poter alzare l’asticella delle pretese. Perché soltanto il neofita e l’insicuro si accontentano di tutto; chi capisce di valere scambia il proprio valore a un prezzo il più caro possibile.

Plamen Ivanov e Adrian Tintea hanno dimostrato di valere, di saper guidare in modo razionale, di mettere in equilibrio consumi e velocità, di saper rispondere a quiz sulla sicurezza e sulle dotazioni del veicolo, ma soprattutto hanno dato prova che questo valore è qualcosa di più rispetto a quello generato dal ridotto costo del lavoro. Qui, il piede leggero, quello che taglia i costi del trasporto, è il frutto di una capacità, quantificata con precisione dal rumeno Adrian: «Guidando come ha imparato anche grazie all’Optifuel Challenge riesce a risparmiare un pieno di gasolio ogni 11.000 km».

E allora, se il primo e il secondo della classifica arrivano entrambi dalla stessa area geografica è il sintomo che evidentemente quella stessa area sta crescendo, sta diventando una palestra di nuove professionalità. E magari tra qualche anno il livellamento rispetto ad altre regioni europee, la nostra compresa, farà evaporare come acqua bollente tutte le problematiche create attualmente dalle disparità.

La seconda motivazione della vittoria bulgara-rumena ci viene suggerita, seppure indirettamente, da Franco Ravaioli, vulcanico venditore della losanga in forze alla concessionaria SI Camion di Faenza (Ra), che spiegava, la sera prima della finale, di quanto il camion, prima come strumento di lavoro e poi come oggetto di compravendita, lo abbia emancipato da una condizione natale difficile. Come a dire che, dietro a un successo, c’è spesso la spinta a prendere le distanze da un vissuto misero che non si vorrebbe dover replicare.

Non conosciamo la storia di Plamen e Adrian, ma nel loro passato esisterà di certo un vissuto più o meno complicato che ha funzionato come molla verso il riscatto. Il bulgaro Plamen grazie a questa molla ha messo insieme una società tutt’altro che piccola. Il T480 Optifuel che gli ha consegnato come premio il presidente di Renault Trucks, Bruno Blim, è il 23° della sua flotta. E dagli autisti che guidano questi veicoli pretende performance analoghe alle sue, tanto da gestirne la formazione in prima persona.

Onore al merito allora a questi due conducenti, ma onore anche al nostro Daniele Lucertini. Nei 35 chilometri di percorso della finale disegnato dai giudici della Losanga ha ottenuto punteggi al livello, se non addirittura superiori ai primi rispetto a diversi parametri: ha consumato poco (circa 38 l/100 km), ha viaggiato nella fascia verde del contachilometri per l’86,4% del tempo, ha sfruttato l’Optiroll al limite del possibile, ha tenuto quasi sempre distante il suo piede dal pedale del freno. Il valore che lo ha fatto scivolare all’ottavo posto è stato quello relativo alla velocità media: 54,5 km/h, quando i migliori sono andati oltre i 60 km/h. Daniele ci ha spiegato che questa andatura era una scelta. Per non accumulare le penalità assegnate dalla giuria in caso di infrazioni al codice della strada, cioè, aveva deciso di procedere non al limite consentito, ma qualche chilometro all’ora al di sotto. E poi, c’è stata anche un po’ di sfortuna visto che, uscendo dal parcheggio da cui partiva la gara e rientrandovi a fine percorso, si è trovato imbottigliato su una rotonda, costretto a dare la precedenza a una serie di veicoli in arrivo. In tutto è rimasto fermo una ventina di secondi o poco più, ma sulla velocità media questi attimi hanno pesato come macigni.

In più bisogna considerare che Daniele, contrariamente al vincitore, non guida normalmente un veicolo Renault Trucks, anche se proprio questa competizione lo ha messo in condizione di conoscere e apprezzare la serie T, sia nella taratura da 480 cv che in quella da 520. Anzi, nei dieci giorni precedenti alla gara non ha guidato proprio, perché costretto a restare in ufficio per gestire alcuni problemi logistici. L’azienda di Daniele, infatti, è una piccola realtà del comune di Fano associata alla Carp di Pesaro e, tramite questa, a Federtrasporti, in cui ognuno dà il massimo di sé. E questo le ha consentito negli ultimi anni di crescere in modo deciso. A fondarla è stato il padre Vincenzo, oggi dedicato a gestire un’officina che presta cure anche ai veicoli aziendali, ma nato come autista della Carp. Quando arrivò la crisi gestiva già sei veicoli grazie al supporto dei due figli: oltre a Daniele, infatti, c’è anche Mirko, altro eccellente pilota, come ha dimostrato nella tappa di Ravenna dell’Optifuel Challenge in cui è giunto primo. Purtroppo, però, tre aziende per le quali i Lucertini lavoravano in esclusiva e che generavano buona parte del fatturato sono costrette a chiudere. Daniele ricorda quel momento come il tempo in cui bisogna rimboccarsi le maniche: «Prendevamo viaggi sull’internazionale da fare a giorni fissi: sabato, domenica e lunedì. Tanta fatica e pochissimi, se non inesistenti guadagni. Lì mi resi conto che sull’internazionale non eravamo competitivi con i trasportatori dell’Est, che viaggiavano a tariffe inferiori alle nostre e riuscivano comunque a starci dentro». Eppure, il colpo incassato serve alla ditta per capire come sia necessario diversificare i servizi, individuare nicchie di lavoro a più basso tasso di concorrenza e a più gratificante margine di guadagno e dotarsi delle attrezzature necessarie per potervi accedere. Così, mentre la crisi costringe tanti ad affondare, i Lucertini prendono un abbrivio di crescita, che li porta a moltiplicare per tre il proprio parco veicolare, che oggi conta su 18 mezzi di diverse tipologie e su 36 semirimorchi. Certo, il loro ambito di attività, variamente legato all’alimentare, da quello liquido da trasportare in cisterna a quello da gestire a temperatura controllata, rimane un settore protetto, meno esposto a oscillazioni. Ma in realtà per loro il fattore vincente, come ricorda papà Vincenzo, è stata soprattutto la disponibilità finanziaria conservata scrupolosamente, «perché nel momento in cui la crisi ha morso di più e l’accesso al credito è stato drasticamente ristretto, chi aveva soldi li vedeva in qualche modo moltiplicati di valore». Proprio questo ha consentito ai trasportatori di Fano di investire in quegli strumenti e in quei processi necessari per accrescere la qualità del servizio. Perché è questa, prima o poi, che paga veramente: Daniele ricorda soddisfatto di «clienti che qualche anno fa avevano tagliato fuori la nostra ditta giudicandola troppo cara e che adesso, dopo aver toccato con mano il maggior costo del disservizio, tornano a chiedere trasporti».

Una patente di qualità conquistata sul mercato e coltivata anche grazie al sostegno della Carp. Daniele definisce questa cooperativa pesarese, forte di 54 soci e 140 veicoli, una perfetta dimostrazione di come «gli equilibri migliori si trovino negli opposti» e di come l’efficienza scaturisca dalla «capacità di mettere insieme anime diverse». Un compromesso vincente ottenuto mixando l’inclinazione umana e misurata dello storico direttore Emilio Pietrelli, con quella passionale e diretta del presidente Luciano Barattini. Un cocktail di sobria gradazione che negli anni critici ha seguito una traiettoria analoga a quella della ditta Lucertini, registrando una crescita costante del fatturato fino ai 31 milioni di euro del 2016 (25 dei quali generati dai trasporti) e riuscendo a trovare nella filiale specializzata di Gambettola (FC) una modalità per competere sul mercato internazionale dei trasporti alimentari. A dimostrazione che chi sa lavorare, chi riesce a trovare la modalità per farlo con passione ed efficienza, nella provincia marchigiana come in Bulgaria, alla fine viene premiato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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