FINANZA E MERCATO

Ferrovie e Anas: i vantaggi di una fusione

8 gennaio 2018

Ferrovie dello Stato e Anas diventano un’unica grande società. Lo ha deciso l’Assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane lo scorso 29 dicembre con un aumento di capitale di 2,86 miliardi di euro e il conferimento dell’intera partecipazione Anas detenuta dal ministero dell’Economia e delle Finanze. In questo modo si crea un polo integrato di ferrovie e strade che in Europa non ha eguali, disponendo di una rete infrastrutturale, ferroviaria e stradale di circa 44mila km, sulla quale i 2,3 miliardi di veicoli che percorrono annualmente 64,5 miliardi di km su strade e autostrade in gestione ad Anas si vanno a sommare al traffico FS composto da circa 750 milioni di passeggeri all’anno su ferro (di cui 150 all’estero), 290 milioni su gomma (130 all’estero) e 50 milioni di tonnellate merci.

Il nuovo Gruppo, composto da RFI, Trenitalia, Mercitalia e Busitalia, ma anche da Italferr, controllata specializzata in progettazione e ingegneria, avrà un nuovo consiglio di amministrazione fortemente orientato al femminile, visto che il presidente sarà Gioia Ghezzi, mentre insieme a Renato Mazzoncini, Federico Lovadina e al rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, siederanno tre professioniste di competenze diverse: Simonetta Giordani, Wanda Ternau e Francesca Moraci.

Soddisfatto il ministro ai Trasporti, Graziano Delrio, che parla di «Gruppo industriale in grado di contribuire significativamente alla crescita degli investimenti pubblici e alla loro realizzazione rendendo più efficiente e moderno il sistema dei trasporti, mentre l’AD di FS, Renato Mazzoncini aggiunge che l’operazione consentirà di «progettare, realizzare e gestire efficacemente il potenziamento e lo sviluppo integrato delle infrastrutture nazionali, ferroviarie e stradali con sinergie tecnologiche, economie di scala, più efficienza e rapidità di intervento», ma anche di una decisiva tappa di quel Piano industriale del Gruppo «che vede FS come principale promotore della mobilità integrata su ferro e gomma a vantaggio di tutti gli italiani».

Per il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, invece, si tratta della possibilità per Anas di «puntare con decisione ai traguardi dell’autonomia finanziaria e dell’uscita dal perimetro della Pubblica Amministrazione».

Il Gruppo FS Italiane, con il conferimento di Anas e 81mila dipendenti, è in grado di sviluppare nel 2018 un fatturato di 11,2 miliardi di euro e una capacità di investimento di 8 miliardi, con un capitale investito di circa 50 miliardi.

Qual è la ragione dell’integrazione? Essenzialmente poggia sulla possibilità di progettare e realizzare strade e ferrovie in modo integrato, riducendo gli extra-costi e generando risparmi grazie allo sviluppo coordinato delle opere. Inoltre, consentirà di condividere know-how e tecnologie, anche per lo sviluppo di progetti innovativi come le smart road, da realizzare in Italia e all’estero.

Benefici e miglioramenti ci saranno anche per la manutenzione e gli standard di qualità e sicurezza della rete stradale. A partire dalla vigilanza della sede stradale e delle opere d’arte che, specie negli oltre 10mila km dove le infrastrutture stradali e ferroviarie corrono in affiancamento, potrà essere effettuata in modo integrato dagli operatori di Rete Ferroviaria Italiana e di Anas.

Integrazioni operative saranno possibili anche per la diagnostica predittiva. RFI e Anas condivideranno i sistemi (laser scanner, droni) di controllo della sicurezza strutturale di ponti e gallerie e di monitoraggio dei fenomeni di dissesto idrogeologico. La condivisione di metodologie e procedure operative porterà a un incremento della sicurezza in esercizio.

Il coordinamento fra Rete Ferroviaria Italiana e Anas consentirà, tra l’altro, di collegare in maniera più efficace ed efficiente i nodi logistici: porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, punti di interscambio modale. Tutto ciò con un minor consumo di territorio, una riduzione delle emissioni di CO2 e una diversa gestione della logistica delle merci. L’integrazione, infatti, partirà già dalla pianificazione degli investimenti e delle opere, definendo i fabbisogni di infrastrutture ferroviarie e stradali secondo un disegno unitario.

Secondo le stime, soltanto dalla gestione integrata delle infrastrutture in dieci anni si genereranno risparmi operativi non inferiori a 400 milioni di euro.

Con il polo integrato delle infrastrutture riflessi positivi si avranno anche nella gestione quantitativa e qualitativa delle gare. Nel 2018 RFI e Italferr prevedono di confermare il trend 2017, che aveva visto passare il valore dei bandi di gara pubblicati dai 3,5 miliardi del 2016 a 7,5 miliardi. Anas, analogamente, nel 2018 passerà a 3 miliardi di euro, da i 2 miliardi del 2017. Ciò favorirà un sensibile aumento di cantieri aperti e, conseguentemente, ricadute favorevoli per il settore delle costruzioni ed effetti positivi per l’intera economia del Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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