UFFICIO TRAFFICO

Trasportatore napoletano carbonizzato sull’A24, al processo tutti assolti

1 febbraio 2018

Sono passati quasi sei anni da quel 25 maggio 2012 in cui Giovanni Di Natale, 45 anni, camionista di Napoli, perse la vita in un incidente lungo l'autostrada A24, all'ingresso della galleria di Colledara. Una tragedia che, ad oggi, non ha purtroppo ancora trovato un colpevole. Sì, perché nel processo presso il Tribunale di Teramo, il giudice Franco Tetto ha mandato assolti tutti gli imputati dall'accusa di omicidio colposo. Alessandro Di Matteo, legale rappresentante della ditta per cui lavorava l'uomo, e Giovanni Senatore, responsabile della Motorizzazione Civile di Napoli, che il 12 maggio, pochi giorni prima dell'incidente, aveva effettuato la revisione dell'autocisterna, sono stati giudicati non colpevoli «perché il fatto non sussiste». Igino Lai, funzionario responsabile per Strada dei Parchi della manutenzione e della predisposizione degli interventi di messa in sicurezza sul tratto autostradale, è stato prosciolto «perché il fatto non costituisce reato». Nella precedente udienza il PM Enrica Medori aveva chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi per tutti e tre gli imputati, mentre la famiglia del trasportatore si era costituita parte civile, chiedendo un risarcimento di 1 milione di euro.

Ricordiamo che quel giorno, verso le 15, l’autocisterna carica di rifiuti liquidi guidata da Di Natale si trovava appena dopo lo svincolo di San Gabriele, in un tratto in forte discesa prima della galleria di Colledara. Dopo aver toccato il new jersey della corsia di sorpasso, il camion si ribaltò e la motrice prese fuoco. L’autotrasportatore, intrappolato in cabina, morì carbonizzato.

Per capire le cause dell’incidente, la Procura di Teramo aveva richiesto una perizia che aveva rilevato come i freni del camion fossero «poco o per nulla affidabili»; questo, solamente 13 giorni dopo la revisione alla Motorizzazione di Napoli. Inoltre la magistratura notò come su quel tratto di strada mancassero rampe di arresto idonee a creare vie di fuga o di emergenza per i veicoli in difficoltà.

La Medori aveva perciò rinviato a giudizio i tre imputati citati: Di Matteo perché non avrebbe messo a disposizione una macchina sicura, Lai per omissione di vigilanza e Senatore che aveva firmato la revisione del veicolo. Ma le accuse sono state respinte.

Come commentare la sentenza? Pur nel rispetto della decisione del giudice e aspettando comunque le motivazioni ufficiali della sentenza, desta perplessità il fatto che non si sia tenuto conto della scarsa efficienza dell’impianto frenante e della particolare inadeguatezza del tratto stradale. Ci si ritrova così ancora una volta a scaricare tutta la colpa sulla presunta negligenza del trasportatore, difficilmente rilevabile vista la terribile sorte di Di Natale e sulla quale non esistono quindi prove documentabili. Un caso dunque destinato probabilmente a rimanere insoluto.

 

Foto di archivio

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