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TAR Piemonte: «L'autotrasporto non deve pagare il contributo all'Autorità dei Trasporti»

8 marzo 2018

L’autotrasporto ha vinto. Parliamo di una battaglia che durava da anni e ingaggiata contro l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), che pretendeva il pagamento dei contributi anche dalle aziende di trasporto merci malgrado di fatto non intervenisse in questo settore. Senonché una serie di aziende e di associazioni (Anita, Fedespedi, Confetra, Fedit, Assologistica, Trasportounito, JAS, Rhenus, Fercam, LegaCoop Servizi, CFT e Transcoop) avevano presentato un ricorso alla giustizia amministrativa per chiedere l’annullamento di quel balzello. E annullamento è stato. Oggi infatti il Tar del Piemonte ha annullato le delibere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti relative al contributo 2015 e 2016 nella parte in cui hanno inserito tra i soggetti tenuti al pagamento le attività di trasporto merci su strada e di logistica.

Giuseppina Della Pepa, segretario generale di Anita, una delle associazioni che hanno promosso il ricorso, parla di «importante vittoria per il settore». E ribadisce che «l’Authority dei Trasporti non ha mai esercitato le proprie funzioni in via diretta sulle aziende del comparto e perciò sarebbe stato ingiusto chiamarle a versare un contributo per il suo funzionamento».
A convincere i giudici amministrativi della bontà delle argomentazioni dell’autotrasporto è stata proprio questa: il fatto di non aver rinvenuto alcun atto regolatorio dell’ART che abbia come destinatarie della regolazione le imprese del settore autotrasporto e logistica.
Partita chiusa, quindi? Parrebbe proprio di sì, anche perché come ricorda la stessa Della Pepa, già la Corte Costituzione si pronunciò sulla questione in modo chiaro, sottolineando che (sentenza n. 69/2017) che debbono essere escluse dal contributo le imprese che svolgono attività rispetto alle quali l’ART non ha concretamente esercitato alcuna funzione E quella sentenza insieme a questa importante pronuncia del TAR Piemonte, dovrebbe convincere «l’Authority a non richiedere più il contributo al settore». Contributo che peraltro «si aggiungerebbe a quello che già le imprese versano all’Albo, all’Antitrust e in molti casi anche all’Agcom. Tutti costi che incidono sui bilanci aziendali e rappresentano una delle tante voci che contribuiscono ad accrescere il gap competitivo con le imprese straniere».

Vale la pena ricordare che se la sentenza odierna riguarda le delibere ART relative ai contributi per il 2015 e il 2016, in realtà anche per quelli richiesti per il 2017 e 2018 Anita e altre associazioni hanno presentato ricorso.

E a questa partita (almeno quella relativa al 2018) si aggiunge anche Conftrasporto, che per bocca del suo vicepresente Paolo Uggè esprime piena soddisfazione, perché tutto lascia presupporre che anche questi ricorsi avranno esiti analoghi. E così – ribadisce Uggè – si avrà «un’ulteriore conferma che l’autotrasporto, così come già a suo tempo aveva disposto la Corte Costituzionale, non è assoggettabile al contributo per il funzionamento dell’Authority». «La speranza – aggiunge Uggè – è che l’Authority prenda atto di questa e delle altre sentenze, che il Governo chiarisca definitivamente con un suo provvedimento ciò che la Corte Costituzionale e i Tribunali amministrativi hanno stabilito, per mettere la parola fine a questo stillicidio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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