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DAF XF460 Low Deck: massimo volume

15 marzo 2018

Il cartone ondulato può prendere forme diverse, funzionali a imballare e contenere qualunque cosa. Trasportarlo però è un problema, perché ingombra molto e pesa poco. È per questo che lo Scatolificio La Veggia di Roteglia di Castellarano (RE) ha acquistato dalla concessionaria Dtruck di Sassuolo un DAF XF460 Low Deck, il primo venduto in Italia. E così ha tagliato il costo di trasporto a metro quadro dell’8%. Ecco come

Il modello economico emiliano è fatto di intuizioni. Lo Scatolificio La Veggia è nato più di 50 anni fa e nel tempo, sotto le cure della famiglia Giacopini, tuttora proprietaria, è cresciuto fino a diventare un gruppo industriale con 650 dipendenti e 200 milioni di fatturato. Dietro a questa espansione, come detto, ci sono almeno due intuizioni. La prima è quella di avvicinarsi il più possibile ai clienti finali. La ragione è presto detta: parliamo di un’azienda che produce cartone ondulato sotto forma di fogli semilavorati e di scatole realizzate su richiesta di clienti legati perlopiù al mondo della ceramica, del food & beverage e del farmaceutico. Realizzati i prodotti, però, bisogna consegnarli. E qui sorge il problema, perché le scatole occupano volume, ma pesano poco più dell’aria. Di conseguenza il trasporto rischia di avere troppa incidenza sui costi finali. Ecco perché, conquistando la prossimità con i clienti, non soltanto si contiene la spesa, ma si velocizzano le consegne e si valorizza la macchina produttiva dello Scatolificio in grado di evadere gli ordini con rapidità e flessibilità.

Ma in termini pratici, cosa vuol dire «essere vicini al cliente»? Essenzialmente significa espandersi – ci spiega Martina Sgherri, responsabile marketing e risorse umane della società – «prova ne sia che nel corso degli anni, allo stabilimento di Roteglia di Castellarano (RE), se ne sono aggiunti due nel parmense, uno a Terni e due nel bolognese. Tutte realtà produttive che ci consentono di ottimizzare la copertura logistica del territorio nazionale».

La seconda intuizione dell’azienda reggiana riguarda il trasporto. Perché se la sua forza sta nella rapidità di smaltire gli ordini, poi c’è bisogno di una macchina distributiva efficiente. Lo stock, infatti, è l’eccezione: «Il nostro magazzino di 18.000 mq – spiega Sgherri – è usato per soddisfare richieste del cliente o in caso di forniture continuative, ma il nostro prodotto è cucito sul cliente: non abbiamo formati standard, ogni scatola è “la scatola” ed ecco perché lavoriamo in just in time: produciamo e spediamo». E tanto, possiamo aggiungere. Pensate che ogni giorno dallo stabilimento di Roteglia partono 70-80 camion, che diventano 200 a livello di gruppo. Si tratta per lo più di veicoli di aziende di autotrasporto in conto terzi con cui la società lavora regolarmente e anzi una – la Co.Gi. Autotrasporti – è ospitata direttamente all’interno dell’impianto reggiano. In aggiunta, un po’ per immagine, un po’ per gestire urgenze o recuperare imballi, ha costituito una flotta di 11 camion, arricchita da fine 2017 da un DAF XF460. Non però di quelli standard, ma della speciale versione Low Deck. Anzi, quello consegnato allo Scatolificio La Veggia è il primo esemplare di questo tipo consegnato in Italia. E in questo una buona parte di merito va riconosciuto anche alla concessionaria Dtruck di Sassuolo, che ha cura la vendita.
Cos’ha di speciale questo veicolo? Per rispondere basta osservarlo: la distanza del veicolo dall’asfalto arriva a circa 12 cm, complice pure l’adozione di pneumatici con profilo ribassato (375/45 R 22,5). Di conseguenza consente l’accoppiata con un semirimorchio con 3 metri di altezza e il massimo carico (100 mc) in termini di volume. Non è poca cosa. «Per noi, che trasportiamo materiale voluminoso e poco pesante – quantifica Sgherri – l’utilizzo del Low Deck ci ha consentito di aumentare l’altezza di carico del 7-8% e, quindi, di caricare pedane più alte. Così siamo riusciti a contenere il costo di trasporto a metro quadro di almeno l’8%». Altri vantaggi, poi, derivano a cascata dalla riduzione del numero di movimentazioni, perché «se abbiamo pedane più grandi, con più prodotto finito all’interno della singola pedana, il carrellista dovrà movimentare meno materiali, sarà esposto a meno rotture di materiale, consumerà meno reggetta per l’imballo».

Un altro contributo al contenimento dei costi arriva poi dai consumi. Perché il DAF XF460, alimentato con motore Paccar MX-13 da 462 cv e completato sulla catena cinematica con cambio AS Tronic a 12 marce, ha tagliato di circa il 15% i consumi di gasolio rispetto al veicolo che ha sostituito (un XF del 2011).

Alberto Iattici, l’autista che l’ha preso in carico, parla di consumi buoni, superiore ai 3 km/l, anche se i DAF promettono di fare anche meglio. Qui, però, c’è da valutare il maggiore assorbimento energetico richiesto per far girare ruote più piccole, che limano un po’ i benefici prodotti dall’adozione di una rapportatura lunga, supportata da una coppia di 2.300 Nm, disponibile già dai 1.000 giri.

Rispetto alla ridotta altezza da terra, invece, l’autista non si scompone: «Appena l’ho vista mi ero preoccupato, ma in realtà richiede soltanto un po’ di attenzione. Anche perché in manovra o in parcheggi con fondo dissestato, si può sfruttare quella modalità, azionabile con un pulsante sul cruscotto, che consente, grazie alle sospensioni pneumatiche di serie, di sollevare il veicolo di un’altra decina di centimetri. Peraltro, azionata questa modalità, non bisogna ricordarsi di disinserirla, in quanto si stacca automaticamente quando si superano i 30 km/h». In più, le sospensioni pneumatiche sul posteriore dispongono di una funzione che regola l’altezza in base al carico sull'assale e alla velocità del veicolo.

Insomma, mettendo sui due piatti della bilancia, da una parte le anomalie rispetto a un veicolo standard e, dall’altra, i vantaggi che si ottengono in termini di carico e movimentazione, non c’è dubbio su quale dei due finisca per pendere.

 

DTRUCK: QUANDO GLI ULTIMI DIVENTANO PRIMI
Ultima per ingresso, prima nella vendita. Un gioco di parole che funziona per Dtruck: è stata la prima a consegnare un Low Deck in Italia, ma è una delle ultime realtà commerciali entrate nella rete DAF. La sua data di nascita come officina, data aprile 2015, ma poco più di un anno dopo spicca il salto come dealer, chiamato a coprire le province di La Spezia, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, supportato da una capillare rete di officine autorizzate, fondamentali per gestire il servizio di assistenza su strada H24.

Ma ad accelerare lo sviluppo della Dtruck ha contribuito l’altro dato che si trova sulla carta di identità, relativo al luogo di residenza: l’autoporto di Sassuolo, autentico cuore pulsante dell’autotrasporto locale, quello da cui transitano e in cui vanno a caricare moltissimi trasportatori.

A ospitarli trovano in Dtruck, insieme a uno staff di 13 persone giovani e motivate, 5.000 mq di piazzale e 1600 mq coperti, distribuiti tra uffici commerciali, show room e un’officina, attrezzata con tre ponti sollevatori, quattro colonne e un ponte a pedana, aperta con orari tradizionali (sabato compreso), ma molto flessibili come si conviene in questa attività. «Se la riparazione si può fare in fretta – puntualizza uno dei meccanici – difficilmente lasciamo qualcuno a piedi».

In più l’officina organizza un servizio rapido per i tagliandi, verifica l’allineamento degli assali con banco computerizzato e confida su un magazzino ricambi DAF e TRP, rifornito al banco di tutti i principali articoli, così da velocizzare gli interventi.

Ecco perché non è un caso se, dopo appena un anno di vita, Dtruck ha già raggiunto risultati ragguardevoli, pari a 170 veicoli consegnati. Numeri conquistati anche con l’intraprendenza nel riuscire a portare al marchio DAF flotte importanti del territorio e con la capacità di vendere quei mezzi su cui è richiesta maggiore esperienza e organizzazione. Perché oltre a un centinaio di trattori, nel portafoglio di Dtruck compaiono la bellezza di 35 carri, vale a dire la tipologia di veicolo su cui da qualche anno la casa olandese ha lanciato un’autentica offensiva, e una dozzina di LF recentemente rinnovati.

Guardando agli obiettivi futuri, i responsabili della concessionaria – Gloria e Paola Benassati e il responsabile commerciale Andrea Quarta – sarebbero soddisfatti se riuscissero anche nel 2018 a raggiungere lo stesso risultato commerciale, mentre sono fortemente motivati nell’aumentare fino al 40% la penetrazione dei contratti di manutenzione e riparazione e nel far lievitare la percentuale di incidenza del business dei ricambi TRP, oggi attestato sopra il 5% del fatturato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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