UFFICIO TRAFFICO

Porto di Genova, muore autotrasportatore al VTE. Sciopero di 24 ore di portuali e camionisti

27 marzo 2018

Da tempo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti avevano denunciato – ne avevamo dato notizia qui – le difficoltà dei camionisti che devono caricare e scaricare nel porto di Genova e in particolare nella zona del VTE (Voltri Terminal Container) dove, oltre a mancare le aree attrezzate e i punti di ristoro, anche la sicurezza veniva indicata come ad alto rischio. Peraltro l’autorità portuale aveva presentato un progetto di realizzazione di un centro servizi all’autotrasporto, con alcuni moduli abitativi temporanei dove ospitare bagni, docce e altri servizi di assistenza agli autotrasportatori (anche di questo avevamo parlato qui).

Ora però ci è scappato il morto e la situazione sembra essere sfuggita di mano. Ieri pomeriggio un autotrasportatore di 60 anni, Eugenio Fata, originario di Cosenza, ma dipendente della ditta “Monteverdi” di Brescia, è stato travolto proprio al VTE da un autocarro ed è deceduto, nonostante l’immediato ricovero all’ospedale San Martino, dove peraltro era arrivato in condizioni gravissime e i tentativi disperati dei medici di salvarlo sono risultati vani.

Fata era sceso dal suo mezzo per chiedere a un altro camionista il numero di telefono del capoturno al terminal: da troppo tempo era in attesa di scaricare il proprio container. Ma, mentre stava tornando verso il camion, è stato travolto proprio dal suo collega con una manovra in retromarcia. L’autista del mezzo che lo ha investito è adesso indagato per omicidio colposo, mentre Polizia e Capitaneria di Porto stanno indagando sulla dinamica della tragedia.

Per protestare contro la disgrazia e in generale contro le condizioni di sicurezza dell’area portuale, i sindacati hanno chiesto e ottenuto la sospensione di tutte le operazioni all’interno del terminal, indicendo da stamattina uno sciopero di 24 ore (fino alla mezzanotte di oggi). Alla serrata hanno aderito la maggioranza dei portuali e autotrasportatori del porto genovese che, come abbiamo ricordato sopra, più volte avevano stigmatizzato i rischi delle attività nella zona. Gli scioperanti hanno bloccato i principali accessi al porto di Genova. Nel frattempo resta ancora chiuso il piazzale dell’incidente mortale, l’area di stoccaggio D6.

Giovanni Ciaccio di Uil Trasporti parla di «tragedia annunciata. I camionisti non possono rimanere quattro o cinque ore bloccati in attesa di scaricare. La vittima dell'incidente non doveva scendere, ma non si può lavorare in queste condizioni». Anche Francesco Buttiglieri di Fit Cisl rimarca che «diciamo sempre le stesse cose, non esiste che un padre di famiglia esca di casa per non poterci tornare più». Enrico Ascheri per la Filt Cgil spiega che «mancano i controlli. Abbiamo scritto molte volte ai vertici dell’Autorità Portuale, ma per ora le nostre richieste sono rimaste nel cassetto». Infine anche USB Liguria ha manifestato il proprio cordoglio e ha proposto di «dotare i lavoratori dei propri rappresentanti alla sicurezza, i così detti RLS di sito. Questi devono operare anche nello specifico dell'area portuale. Occorre prendere misure di sicurezza passiva individuando aree idonee per l'attesa al carico e si deve istituire una formazione adeguata alla sicurezza, con verifiche reali e periodiche senza le quali deve essere vietato l'accesso alle aree del porto».

Una delegazione dei sindacati si è poi recata a Palazzo San Giorgio per incontrare i vertici dell'Authority. «Ci sono misure che potrebbero aiutare fattivamente a limitare i rischi – ha spiegato Marco Gallo, coordinatore Filt Cgil Genova – Per esempio sarebbe fondamentale non trovare le corsie piene di camion, ma potrebbe anche essere utile che i container abbiano le porte rivolte a ponente».

Nel pomeriggio è infine arrivata una dichiarazione dei segretari nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti con delega all’autotrasporto ed ai porti, in cui si sottolinea la necessità di «richiamare l’attenzione di tutti i soggetti preposti sui temi della sicurezza sul lavoro, tanto vitali per i lavoratori e le lavoratrici».

«Non è più tollerabile la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo particolare nelle aree come porti e interporti – spiega la nota – dove si svolgono attività produttive complesse in cui insistono una pluralità di lavoratori. Le istituzioni devono completare la normativa di riferimento per i porti, con particolare attenzione ai rischi da interferenza, e il sistema delle imprese investire nella cultura della sicurezza e della prevenzione, per far cessare questa vera e propria strage di persone che vanno al lavoro. I lavoratori a fine della giornata devono poter ritornare a casa propria e dai propri cari».

 

foto di archivio

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home