UFFICIO TRAFFICO

Dolciami: forse i debiti l'hanno indotto al suicidio

2 marzo 2012
Un banale incidente? Un suicidio? Oppure un omicidio dai contorni ancora misteriosi? La morte di Massimo Dolciami, presidente di Unitai e imprenditore umbro trovato carbonizzato, mercoledì 29 febbraio, in circostanze ancora da chiarire, rimane un mistero. Molti a Tavernelle, paese dove Dolciami viveva, non credono all’ipotesi suicidio. E concentrano l’attenzione su una presunta telefonata che lui stesso avrebbe fatto di notte alla famiglia e al 112 per chiedere aiuto, perché aveva capito di essere inseguito. Ma da chi e per quale motivo non è dato saperlo. Qualcuno fantastica la pista sulle organizzazioni non proprio di specchiata moralità che si muovono nel trasporto rifiuti, settore in cui operava l'azienda di Dolciami. Ma si tratta di speculazioni e niente di più.
Appaiono invece più fondate le voci che vogliono la sua azienda in seria difficoltà, non soltanto a causa della crisi contingente, ma anche perché vantava ingenti crediti pure nei confronti delle istituzioni. E quindi, una situazione debitoria poco controllabile avrebbe spinto Dolciami a togliersi la vita. Cosa che apparirebbe confermata dal fatto che sul suo cadavere non ci sono segni di violenza. Per avere qualche strumento in più si attende l’esito dell’autopsia, già venerdì sera, ma non è detto che si possa chiarire molto di più.

Dolciami aveva 56 anni, una moglie e due figli. Giudicato carismatico e bonario, era un imprenditore di successo, un dirigente sindacale e anche un politico. Aveva militato da giovane nella Democrazia Cristiana ed eletto più volte in consiglio comunale di Tavernelle, mentre nel 2004 si era ripresentato con la Margherita alle elezioni provinciali. Ma non disdegnava neanche incarichi sociali, tanto da essere stato presidente della Scuola Materna e della Società Polisportiva locale.
Un’unica macchia si era manifestata un paio di anni fa, quando Dolciami venne coinvolto in un’inchiesta legata al traffico di rifiuti e per la quale a giorni si sarebbe dovuto recare in udienza. Ma sul punto tutti garantiscono che era acqua passata e che l’imprenditore umbro affrontava la cosa con assoluta tranquillità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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