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La guida autonoma adesso è legge: ecco come funzioneranno i test

10 maggio 2018

Un decreto del ministero delle Infrastrutture fissa le regole su come e dove dovranno essere realizzate le strade intelligenti e stabilisce come andranno condotti i test per la guida autonoma. Ma non consente di lasciarli soli: l'autista dovrà essere lì a vigilare e ad assumere la guida in caso di necessità

Fino a ieri esisteva dal punto di vista tecnologico. Adesso la guida autonoma viene contemplata anche da una normativa italiana. Per la precisione dal decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 28 febbraio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile e intitolato proprio «Modalità attuative e strumenti operativi della sperimentazione su strada delle soluzioni di Smart Road e di guida connessa e automatica». 

Come non vi sarà sfuggito non si parla di «guida autonoma», ma «automatica» e di fatto si provvede a indicare le modalità con cui si possono portare avanti i necessari test su strada. Ovviamente non su qualunque strada, ma su quelle intelligenti o smart, vale a dire dotate dei necessari strumenti di connessione che consentono di stabilire un dialogo con i veicoli. Queste strade intelligenti saranno le autostrade e le statali di nuova realizzazione e quello oggetto di manutenzione straordinaria. Entro il 2025 saranno interessate le autostrade nazionali che fanno parte della rete europea TEN-T e su tutta la rete autostradale e statale. In seguito però i servizi possibili grazie alle nuove dotazioni (vale a dire informazioni sul traffico in tempo reale, incidenti, condizioni meteo, ecc.) si estenderanno all’intera rete dello Sistema nazionale integrato dei trasporti, per essere poi completati entro il 2030 con informazioni relative a: deviazione dei flussi, intervento sulle velocità medie per evitare congestioni, suggerimento di traiettorie, gestione dinamica degli accessi, dei parcheggi e del rifornimento, anche elettrico.
I costi degli interventi saranno a carico del concessionario o del gestore dell’infrastruttura.

I veicoli a guida autonoma, così come gli innovativi sistemi di assistenza alla guida, quindi, potranno essere testati parallelamente a questo sviluppo infrastrutturale. In effetti il decreto fornisce una definizione distinta di guida autonoma e di guida assistita. La prima è quella condotta con un veicolo dotato di tecnologie capaci di adottare e attuare comportamenti di guida senza l’intervento attivo del guidatore, in determinati ambiti stradali e condizioni esterne. La seconda invece riguarda quel veicolo dotato di uno o più sistemi di assistenza alla conduzione, attivati da un conducente per mettere in atto dei comportamenti di guida e ai quali partecipa in modo attivo.

Tutto ciò però non deve trarre in inganno, perché anche sui veicoli a guida autonoma, secondo il decreto, ci dovrà sempre essere a bordo un conducente e soprattutto dovrà sempre essere in condizione di mettere le mani sul volante e assumere la conduzione del veicolo, laddove se ne presentasse la necessità. In pratica, cioè, gli si chiede di supervisionare ciò che accade e proprio per questo di assumersi la responsabilità della circolazione

Per portare su strade i veicoli a guida autonoma bisognerà presentare apposita domanda al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Domanda che può provenire dal costruttore del veicolo, da università e dagli enti pubblici e privati di ricerca che conducono sperimentazioni su tali veicoli.

Rispetto ai veicoli, il decreto specifica che, quelli sottoposti a test, dovranno essere modelli già omologati in versione a guida tradizionale, tranne nel caso in cui gli istituti di ricerca abbiamo bisogno di sperimentare una soluzione tecnologica innovativa.

Ciò non toglie che i costruttori di veicoli e di rimorchi, gli istituti universitari e gli enti pubblici e privati di ricerca che conducono test su veicoli, possano effettuare prove di validazione su strada di un nuovo modello prima della produzione in serie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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