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Anita e Anfia scrivono a Toninelli: «Sul Brennero, no a iniziative unilaterali»

11 giugno 2018

In vista del Brenner Meeting del prossimo 12 giugno tra Italia, Austria e Germania sul potenziamento dell’asse ferroviario del Brennero e il contenimento delle emissioni inquinanti del trasporto stradale, Anita Anfia hanno scritto congiuntamente al neoministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, per spiegare la loro posizione sulla questione.

Secondo le due associazioni, infatti, l’incontro del 12 giugno sarà cruciale per definire le questioni legate all’attraversamento dell’arco alpino attraverso l’asse del Brennero. Ebbene, a loro parere, i problemi non possono assolutamente essere risolti con iniziative unilaterali, come quella sul contingentamento dei transiti dei mezzi pesanti effettuato dal Tirolo. «Questi provvedimenti – afferma nella lettera Thomas Baumgartner, presidente di Anita – non solo distorcono la concorrenza e contrastano con il diritto UE, ma hanno anche un effetto controproducente su congestione ed emissioni nocive, come testimoniato dalle lunghe file di Tir che si sono registrate nei giorni di divieto, e determinano anche un problema sociale per gli autisti». 

«La soluzione al problema potrebbe avvenire attraverso una differenziazione della circolazione delle classi di veicoli– dichiara inoltre Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA – penalizzando quelli più inquinanti, garantendo la circolazione ai mezzi Euro 6 e prevedendo una premialità aggiuntiva per i veicoli più moderni e puliti, in primis quelli alimentati a gas naturale liquefatto, gas naturale compresso e full electric, ma anche attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie come il platooning, i semirimorchi allungati del Progetto 18 o anche gli EMS».

«Il 70% dell’import-export italiano passa sulle Alpi e la maggior parte viaggia attraverso il Brennero, asse fondamentale di collegamento del nostro Paese con i grandi mercati del Centro e Nord Europa - conclude Baumgartner – È illusorio pensare che tutte le merci possano essere trasferite alla ferrovia: il modal shift va sicuramente incentivato, ma al tempo stesso occorrono soluzioni che garantiscano la permeabilità dell’arco alpino al trasporto su strada, coniugando le esigenze ambientali con la sostenibilità economica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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