UFFICIO TRAFFICO

Disastro di Caluso: dopo tre settimane l'autista riceve i documenti e porta a termine il trasporto

12 giugno 2018

Era notte quando Gena Diy, l’autista lituano rimasto “prigioniero” a Caluso (Torino) per tre settimane, si è rimesso alla guida del suo camion, ha girato la chiave ed è partito. La destinazione era vicina: un’azienda di Foglizzo, la Bitux, a cui era destinato quel trasporto eccezionale che il 23 maggio scorso ha causato l’incidente ferroviario al passaggio a livello di Arè di Caluso, nel quale sono morti un addetto alla scorta del trasporto (Stefan Aurelian) e il macchinista del treno (Roberto Madau). Il carico eccezionale consegnato nella notte, quindi, era praticamente identico a quello che, la notte del 23 maggio, si infranse nella collisione contro il treno in transito.

Dal 23 maggio all’11 giugno sono trascorse quasi tre settimane, tutte trascorse da Gena a bordo del suo camion parcheggiato. Tutte trascorse prima a fare da custode al veicolo posto sotto sequestro e, poi, ad attendere di ricevere i documenti necessari per effettuare il trasporto di un megasilos. In pratica, Gena ha toccato con mano cosa voglia dire nel nostro paese imbattare contro quel muro burocratico di autorizzazioni necessarie per muovere su strada un carico eccezionale. Ma alla fine quando i documenti sono arrivati e il veicolo si è potuto rimettere in moto. Da Caluso,  per la precisione, non potendo andare incontro alla ferrovia (e quindi dover attraversare i binari), il camion è tornato indietro per puntare verso Chivasso e da lì entrare sulla A4 in direzione Torino. Giunto nel capoluogo piemontese ha proseguito sulla A5 fino all’uscita di Ivrea. Da qui poi, attraverso la SS26, è arrivato a Foglizzo. 

Gena ha fatto tutto con estrema professionalità, la stessa dimostrata nelle ultime tre settimane. Malgrado provato e sconvolto dall’accaduto, visto anche il legame di amicizia che lo lega a Darius Zujius, l’autista incastratosi sui binari e allo stato attuale unico indagato per il disastro ferroviario, ha sempre sottolineato che il suo compito era di non allontanarsi dal camion e dal carico, come un capitano di una nave in avaria. Forse anche per questa testimonianza di fedeltà al lavoro, tutti nella piccola frazione di Arè lo hanno preso in simpatia. Anche gli amministratori si sono prodigati nel mettergli a disposizione la casetta del custode del centro sportivo in modo da consentirgli di lavarsi e gli hanno procurato dei buoni pasto. Gena parla di queste persone come di «amici», è quasi stupito delle accortezze e delle gentilezze che in tanti gli hanno dimostrato. E anche questo in fondo è un carico eccezionale da portarsi verso casa, verso quel viaggio di ritorno che stamattina, alle prime luci dell’alba, ha iniziato finalmente a percorrere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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