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Ricerca medica: l'orecchio corto e la schiena malandata degli autisti di camion

9 luglio 2018

Dei cinque sensi, quello più stressato dagli autisti di camion è l’udito. Mentre la parte del corpo più pericolante, invece, è la schiena. Sono, seppure semplificati, i risultati che emergono da una ricerca condotta in circa 10 anni dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIML) e pubblicata da «Medicina del Lavoro», valutando un campione di 673 autisti, con un’età media di 43,85 anni e un’anzianità lavorativa di 27, e sottoponendolo nel complesso a 2.608 visite. Alla fine sono state appunto individuate 44 malattie che gli autori della ricerca hanno riferito al lavoro: in 22 si trattava di ipoacusia da trauma acustico cronico e in 22 di malattia degenerativa del disco lombosacrale (spesso associata a ernia del disco spinale). La prevalenza della malattia professionale era del 6,5%. 

Rispetto all’udito è emersa un’esposizione al rumore degli autisti con durata e intensità significative e causata sia dall’uso di dispositivi rumorosi (per esempio compressori) sia dal fatto di caricare e scaricare in ambienti in cui il livello di rumore è elevato. In qualche caso, evidentemente in diminuzione (visto che praticamente tutti dispongono di aria condizionata), a provocare rumore è anche la turbolenza del vento prodotta quando si viaggia con finestrini aperti.

Rispetto invece alla malattia del disco lombosacrale, l’analisi è stata condotta soprattutto in relazione all’eventualità di movimentare manualmente dei carichi, mentre l’esposizione alle vibrazioni è più che altro un fattore di rischio secondario, presente soprattutto in chi ha già accumulato almeno una decina di anni di anzianità nel settore.

Rispetto alla fascia di età maggiormente colpita da queste patologie, gli autori scrivono di aver «riscontrato un'elevata prevalenza di perdita dell'udito indotta dal rumore e patologie dei dischi lombosacrali, in particolare nell'età compresa tra i 40 e i 59 anni»

Altri disturbi riscontrati sono stati il diabete mellito (28 casi) e ipertensione non controllata (103 casi). Fanno pensare invece due dati: più del 30% del campione, quasi un autista su tre, risulta obeso e circa il 40% è fumatore. Per gli autori della ricerca è una ragione di più per monitorare «le patologie cardiovascolari e del metabolismo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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