LEGGI E POLITICA

Taglio alle deduzioni forfettarie: le associazioni artigiane lanciano precise accuse al governo

18 luglio 2018

Un taglio del 25% delle agevolazioni fiscali destinate alle imprese artigiane, come quello prodotto dalle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate e del ministero dell’Economia e delle Finanze dello scorso 16 luglio, non poteva lasciare indifferenti le associazioni di rappresentanza del mondo artigiano. Si tratta di un eufemismo: sia Confartigianato Trasporti, sia CNA Fita sono letteralmente su tutte le furie e condannano senza mezzi termini quanto accaduto.

Per Amedeo Genedani, presidente della prima associazione nonché di Unatras, quella messa in atto dal governo è «l'ennesima presa in giro» che produce ovviamente «totale insoddisfazione» perché produce un danno per le piccole imprese dell'autotrasporto «che, a causa degli importi stabiliti per le deduzioni, subiranno in media una perdita di 2.500 euro». Un atteggiamento che viene letto anche come poco coerente, visto che il governo, malgrado si vanti di essere paladino delle Pmi, «non ha nemmeno avviato il dialogo con la categoria». E poi al danno c’è pure la beffa, perché come sottolinea ancora Genedani «ora le imprese in contabilità semplificata sono costrette a dover pagare maggiori tasse sui redditi dell'anno precedente e la maggiorazione dello 0,40% degli interessi di mora», visto che sono state costrette a pagare in ritardo in assenza di una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che sarebbe dovuta avvenire prima della scadenza dei termini per il pagamento delle imposte. 

CNA Fita, invece, parte da più lontano, accusa il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli di disattendere uno dei principali punti cardine sui cui si fonda il codice che regolamenta il settore in caso di sciopero, quello in cui si dice che definisce «indispensabile», per un confronto che produca lo sviluppo di avanzate relazioni industriali, un«concreto impegno del Governo a svolgere un'azione efficace tendente a realizzare: un contenimento programmato di tutti i costi diretti e indiretti gravanti sul settore; una consultazione costante, e possibilmente preventiva delle organizzazioni firmatarie che attuano il presente codice; il raggiungimento di obiettivi di competitività del settore in campo nazionale e comunitario». 

Inoltre CNA Fita ricorda pure che le 81.103 imprese artigiane italiane (sono tali quelle sino a 8 addetti) stanno soffrendo una concorrenza di operatori dell’Est Europa che beneficiano di ridotti costi del lavoro, i quali non a caso stanno incrementando sempre di più la loro penetrazione sul mercato italiano. Tant’è che l’attività di cabotaggio di vettori polacchi, cechi o slovacchi è cresciuto con percentuali molto superiori al 100%. «Se a questo aggiungiamo il riconoscimento di importi minori rispetto a quelli attesi per le deduzioni forfetarie» (un aggravio stimato per CNA Fita fino a 2.000 euro per ogni imprenditore che guida personalmente il proprio mezzo), il previsto taglio sul fondo destinato ai pedaggi autostradali (48 milioni di euro in meno nel 2019 e 2020) e su quello riservato al rimborso delle accise (fondo decurtato del 15% a partire dal 1° Gennaio 2019:254.655.000 euro in meno), l’autotrasporto italiano collassa».

Da qui l’invito al governo a fare «la voce grossa con l’Europa non solo per il problema degli sbarchi degli immigrati, ma anche per armonizzare le condizioni di lavoro delle imprese europee» e per «portare le imposte sul gasolio sotto il 50% del costo complessivo alla pompa (in Italia tassazione e accise incidono per il 59,9%). Al ministro Toninelli, invece, viene avanzata la proposta – presente già nella piattaforma Unatras – di «ripristinare, nella formula originaria pubblicata dal MIT il 24.2.2015, i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio» e anche di affrontare la questione del Brennero generata dal contingentamento dei transiti imposto dall’Austria e quella delle lungaggini che si creano nelle motorizzazioni, a causa di carenza di personale, per effettuare le operazioni di revisione dei veicoli pesanti, modificando il codice della strada in maniera da consentire la possibilità dieffettuare anche le revisioni dei veicoli pesanti presso centri privati.

Ma il cahier du doléance è ancora lungo e annovera pure la non chiara proroga al 1° gennaio 2019 della fatturazione elettronica (che non si capisce se contempli anche i distributori interni aziendali), le modalità di rilascio delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali, la necessità di intervenire in modo organico in tema di divieti di circolazione, contemperando le esigenze di sicurezza stradale con le esigenze delle imprese.

Sugli sviluppi delle vertenza legata al fermo, invece, non ci sono prese di posizioni ufficiali. Segno evidente che c’è in atto un confronto tra le diverse associazioni di categoria. In ogni caso, sempre da CNA Fita, si sottolinea che questo confronto deve preservare in ogni modo «l’unitarietà della categoria», perché in caso contrario si perderebbe «la capacità e la forza di rappresentanza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home