FINANZA E MERCATO

Governo contrario, salta la fusione Anas-FS?

19 luglio 2018

La maxi-fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato è a forte rischio. Il Governo è infatti contrario all’operazione, come hanno dichiarato in due separate interviste al Corriere della Sera e alla Stampa i due sottosegretari ai Trasporti della Lega, Armando Siri e Edoardo Rixi.

Il blocco all’accordo sarebbe imminente e dovrebbe arrivare prima della convocazione dell’assemblea di FS prevista per giovedì prossimo, in cui verrebbe rinnovato il consiglio di amministrazione e decisa la nuova governance del costruendo colosso statale.

«Il governo non è favorevole all’accorpamento - ha detto Rixi - Crediamo che le due società debbano restare divise perché hanno ruoli e compiti differenti. Ferrovie deve continuare a occuparsi dello sviluppo del trasporto passeggeri e della movimentazione delle merci, mentre Anas deve focalizzare le proprie energie sulla gestione e sulla manutenzione della rete stradale».

«L'operazione di fusione non discende da un disegno di politica industriale, quanto dall'ennesima vicenda in cui si privilegia un aspetto finanziario - gli ha fatto eco Siri - Il compito di Ferrovie resta quello di fare funzionare bene i treni, a cominciare dal trasporto locale che versa in condizioni di grave inefficienza. Inoltre la fusione porterebbe Ferrovie a caricarsi di una serie di costi con il rischio, tra l'altro, di accollarsi tutto il contenzioso che pende sul bilancio di Anas».

Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, non si è invece sbilanciato troppo: «Se vedremo che non ci sono vantaggi in questa operazione non sarà un problema tornare indietro. È una decisione che non è stata presa, ma lo sarà nei prossimi giorni».

Il blocco della fusione è fattibile in base alle “Disposizioni per il riordino della dirigenza statale” del 2002: il nuovo Governo ha sei mesi di tempo dalla data del voto di fiducia per revocare gli incarichi nelle società partecipate o controllate e quindi potrà avvalersene per liquidare il consiglio di amministrazione di Ferrovie.

Anche l’amministratore delegato di FS, Renato Mazzoncini, sembra ormai sul punto di essere mandato a casa. Mazzoncini è stato rinviato a giudizio a inizio giugno per truffa per una vicenda risalente a quando guidava Busitalia Sita Nord e lo statuto di Ferrovie prevede il decadimento degli amministratori in caso di rinvio a giudizio. Il favorito a succedergli è Beppe Bonomi, sostenuto dal Carroccio, anche se i pentastellati vedrebbero bene Stefano Donnarumma, attuale AD di Acea a Roma.

La fusione FS-Anas, varata a fine 2017 con un aumento di capitale da 2,86 miliardi e mediante conferimento dell’intera quota posseduta dal Mef nell’Anas, era stata uno dei fiori all’occhiello del Governo Gentiloni e dell’ex ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Dall’operazione nascerebbe un ente da 108 miliardi di euro d’investimenti l’anno con un totale di 80 mila dipendenti, ma non sono stati completati tutti i passaggi necessari e quindi il tutto potrebbe saltare senza troppe difficoltà.

 

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