FINANZA E MERCATO

Invito di Anita, Fai e Fedit ai committenti: «È pericoloso risparmiare sul trasporto di merci pericolose»

2 ottobre 2018

Dopo l'esplosione della cisterna carica di GPL sulla tangenziale di Bologna lo scorso 6 agosto, i trasporti di merci pericolose sono sotto la lente di ingrandimento. I controlli si sono moltiplicati, le proposte per attuare un giro di vite diventano più numerose e anche l’immagine che l’opinione pubblica percepisce di questo comparto diventa tristemente negativa. Anita, Fai e Fedit, tre sigle di associazioni di categoria a cui aderiscono le più grandi imprese attive in questo settore, non ci stanno a sopportare questo clima: il loro focus è sempre stato e rimane la sicurezza, ma pretendono anche da parte della committenza una responsabilizzazione al riguardo. Le ragioni sono presto dette. Trasportare merci pericolose è un servizio impegnativo, perché richiede alle imprese di autotrasporto di investire in veicoli e tecnologie in grado di garantire sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente, in personale qualificato, in adeguate coperture assicurative e in una complessa organizzazione aziendale. Chi tralascia anche soltanto alcuni di questi oneri diventa un rischio per la collettività oltre che per le merci. Ecco perché chi acquista servizi di trasporto, a maggior ragione in questo settore, dovrebbe porre attenzione a questi standard ed elevarli a fattore discriminante nella selezione dei propri fornitori. In caso contrario, riscontrano Anita, Fai e Fedit, «si corre il rischio di spingere fuori dal mercato proprio le imprese che lavorano in sicurezza, giocando a favore di quelle poco attente a tali valori».

Insomma, se la sicurezza è un bene di tutti non può essere garantita soltanto dalle imprese di autotrasporto, ma serve l’impegno collaborativo e responsabile di tutta la filiera. Chi gioca al ribasso, chi specula sulle tariffe, chi mira prioritariamente a spendere poco diventa paradossalmente un fattore di insicurezza che finisce per andare a discapito di tutti.

In ballo c’è un settore – quello del trasporto di prodotti petroliferi e chimici e più in generale del trasporto in ADR – che impiega 10.000 addetti, movimenta 6.500 autobotti e che, stando agli ultimi dati del MIT Conto Nazionale dei Trasporti 2016, rappresenta, con 65 milioni di tonnellate all’anno, il 7,2% del traffico merci totale in ItaliaUn comparto che include per il 76% materie solide e liquide infiammabili, per il 15% gas, per il 7% materie corrosive, per lo 0,8% tossiche e infine per l’1,2% prodotti soggetti a esplosione, radioattivi, infettanti, soggetti ad accensione spontanea o a sprigionamento di gas infiammabili. Un comparto cruciale per l’economia, ma anche – com’è evidente da questo elenco – ad alto rischio, con il quale cioè è vietato improvvisare o  prendere rischi. A buon intenditor....

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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