FINANZA E MERCATO

Ponte Morandi: l'autotrasporto ha subito danni per 116 milioni e rischia di non avere nulla dal decreto Genova

9 ottobre 2018

Dal crollo del ponte Morandi sono trascorsi due mesi e da allora il danno economico per le imprese di autotrasporto in transito per Genova - complessivo ma ovviamente crescente man mano che il tempo passa - ha superato i 116 milioni di euro, vale a dire più di 2 milioni di euro al giorno. Per tutti coloro che invece attraversavano il ponte e quindi oggi devono percorrere itinerari alternativi l’incremento dei costi ha raggiunto oltre i 32 milioni di euro, 600 mila euro al giorno. È quanto emerge dall’indagine di Conftrasporto realizzata con Isfort e diffusa al 4° Forum in corso a Cernobbio. Per arrivare a queste cifre è stato calcolato un allungamento dei percorsi per attraversare Genova priva di ponte di 120 chilometri per i trasferimenti da levante a ponente e di 70 chilometri in direzione opposta. Peraltro la somma di quasi 600 mila euro al giorno grava per l’80% sulle imprese di autotrasporto in conto terzi e per il 20% sulle imprese di produzione che utilizzano mezzi propri

Ma, come si diceva, il crollo del ponte ha determinato conseguenze anche sull’intero nodo e quindi anche per chi non transitava da lì, ma si trova a viaggiare nell’area del capoluogo ligure. E a questo proposito – considerano lo studio – un’ora in più di tempi di percorrenza genera per i circa 4.000 camion che mediamente entrano ed escono ogni giorno dal porto di Genova un incremento di costi del servizio di trasporto merci di 265.200 euro, che diventa di 2 milioni circa per i 31.500 camion che in generale transitano nel nodo genovese. Poi moltiplicando questi dati con i giorni trascorsi, si ottiene appunto il danno complessivo di 32,8 milioni di euro rispetto al transito costretto a fare a meno del ponte, di 14,8 milioni di euro per i veicoli in servizio sul porto e di 116,4 milioni per l’intero traffico pesante in transito dal nodo di Genova e che subisce l'impatto della situazione.

A questo proposito l’eurodeputata Isabella De Monte, componente della commissione Trasporti del parlamento europeo ha detto in modo esplicito che «il decreto Genova mette in ginocchio l’autotrasporto italiano», in quanto lo massacra «tagliando i fondi destinati alle aziende del settore che lavorano con il porto di Genova e che sono costrette ad affrontare maggiori spese dopo il crollo del ponte per percorrere tratti autostradali aggiuntivi e per fronteggiare molteplici difficoltà logistiche. I fondi sono stati abbattuti da 180 milioni di euro in tre anni a soli 20 per il 2018. Oltre a questo dovranno essere rispettati i limiti imposti dalle normative europee sugli aiuti de minimis». 

Tutto ciò malgrado a metà settembre anche il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè, mentre si preparava la bozza del decreto Genova, aveva fatto presente al ministro che le agevolazioni, ricondotte al tetto degli aiuti di Stato previsti dal regime del de minimis, sarebbero state catastrofiche per le imprese di trasporto, in quanto non le avrebbe messe in condizione di poter usufruire delle misure di sostegno. E oggi, da Cernobbio, Uggè ripete che l’unica cosa da fare «era andare a Bruxelles per chiedere una deroga. Ma così non è stato fatto e adesso l’autotrasporto rischia di non avere un euro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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