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Tachigrafo taroccato? Per la Cassazione l’autista va multato, ma non punito penalmente

23 ottobre 2018

L’autista che manomette il cronotachigrafo può essere multato con una sanzione amministrativa. La sanzione penale invece andrebbe inflitta al datore di lavoro. È questa la conclusione a cui è giunta la Cassazione chiamata a giudicare un caso verificatosi il 9 marzo 2015, quando un autista di Maddaloni (Caserta), fermato dalla polizia stradale di Cremona, veniva multato con più di 1.600 euro in applicazione dell’articolo 179 del codice della strada per aver applicato una calamita sul giunto del cambio, in modo da fermare le registrazioni del tachigrafo. In più l’autista veniva denunciato alla procura della Repubblica per aver violato l’articolo 437 del codice penale che punisce chi «omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia». Reato che può essere punito con una reclusione fino a cinque anni.
Ma la prima sezione penale della Cassazione ha assolto da questa imputazione l’autista, usando come precedente un’altra sentenza – citata in processo dal legale del conducente – in cui si stabiliva una netta distinzione tra il caso in cui sia un amministratore di una società di autotrasporto a imporre agli autisti l’utilizzo di una calamita (o di altro espediente) per bloccare le registrazioni del tachigrafo, da quello in cui sia quest’ultimo a utilizzarla di sua spontanea volontà. Perché di fronte a un’imposizione da parte del titolare dell’azienda scatta, ma nei suoi confronti, il reato previsto dall’articolo 437 del codice penale, finalizzato a tutelare la pubblica incolumità relativamente agli ambienti di lavoro anche con il ricorso a strumenti di prevenzione (come può essere un tachigrafo). Se invece è il conducente a mettere in atto il comportamento truffaldino allora le uniche norme che si possono applicare sono quelle del codice della strada relative alla circolazione. E se queste norme di natura speciale sono già state applicate – come è avvenuto nel caso in questione – e quindi l’autista è stato già multato, non si può incriminarlo anche per la fattispecie penale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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